Mozambico: tregua governo-ribelli

Il conflitto si protraeva da quasi due anni

pubblicato il 02/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Maputo

Nella storia postcoloniale del Mozambico il partito conservatore della Resistenza Nazionale Mozambicana (RENAMO) ha sempre avuto un ruolo di protagonista assoluto. Impegnato per diciassette anni in un conflitto civile con i marxisti del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO), conflitto che era iniziato subito dopo l’indipendenza dal Portogallo e senza vincitori né vinti si era concluso, grazie alla mediazione straniera, quando il muro di Berlino era ormai caduto da un pezzo (1975-92), il RENAMO a cavallo tra i due millenni sembrava destinato a normalizzarsi: aveva messo a tacere la sua ala combattente (che si prevedeva sarebbe stata integrata nelle forze di polizia) ed era tornato a fare il partito politico. L’eterna contrapposizione col FRELIMO si era spostata nel Parlamento di Maputo.
Poi, il 21 ottobre del 2012, qualcosa si rompe: il premier Alberto Vaquina (FRELIMO) decide l’occupazione del quartier generale del RENAMO a Gorongosa. A far risalire la tensione tra i due partiti rivali le promesse disattese da parte del leader conservatore, Alfonso Dhlakama: quei trecento uomini che, dal ’92, dovevano essere disarmati e regolarizzati continuavano ad essere ad esclusiva disposizione del RENAMO. La risposta di Dhlakama al blitz del governo è violenta: si barrica nella base di Gorongosa e minaccia “azioni distruttive” contro tutto il Paese. Una mediazione tentata dall’ex madrepatria portoghese non serve a nulla: inizia una seconda guerra civile, che gli uomini del RENAMO conducono con metodi che sembrano mutuati da quelli dei terroristi islamici.
Il 24 agosto 2014 il governo Vaquina e i leader di RENAMO annunciano, quasi a sorpresa, di aver trovato l’accordo per una tregua temporanea: una soluzione-ponte che permetterà di mettere in pausa lo strepito delle armi (e l’orrore delle stragi) fino alle elezioni del prossimo 25 ottobre. “Qualcosa è stato fatto, ma non tutti i problemi sono risolti”, ha confessato a France Press il capo dei negoziatori, Saimon Macuiane. Ci sono due mesi di tempo per provare a dare una svolta positiva alla situazione.     

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