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Iraq: uccisa giornalista curda

Proseguono intanto i bombardamenti Usa: venti jihadisti uccisi

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Deniz Firat, giornalista di un’omonima agenzia di stampa curda, è morta sabato scorso in una zona nei pressi di Makhmour (280 km a nord di Baghdad), teatro di un attacco dell’Isis. La donna è stata uccisa da alcuni colpi di mortaio che l’hanno raggiunta mentre svolgeva il suo lavoro di reporter. 
Non si fermano intanto i bombardamenti americani tra il Kurdistan e la regione di Mossul (governatorato di Ninawa), mirati ad abbattere la minaccia jihadista: nell’ultimo fine settimana sono una ventina gli estremisti uccisi e più di cinquanta quelli rimasti feriti. La Casa Bianca ha comunicato a Londra e a Parigi che “Le operazioni sono state un successo”, Tra gli altri obiettivi colpiti, anche il quartier generale dello stato Islamico nell’area di Khazar. “L’Isis è una minaccia per tutti gli iracheni”; così si è espresso il vicepresidente Biden parlando al telefono col capo di Stato iracheno Fouad Masum, che è di etnia curda, il secondo dopo Talabani. Il presidente Obama, mentre da un lato, nel discorso settimanale, promette che “l’America non sarà trascinata in un’altra guerra in Iraq”, dall’altro,  al New York Times, dichiara che gli Usa sono pronti ad incrementare il loro impegno in Iraq contro gli islamisti; questo, però,  a patto che nel Paese trovino un “partner affidabile”, capace, cioè, di colmare quel vuoto di cui, di volta in volta, le formazioni estremiste continuano ad approfittare. Sul fronte delle emergenze umanitarie, preoccupa, oltre a quella dei cristiani, anche e soprattutto la sorte degli yazidi, altra minoranza religiosa del Nord Iraq: nella giornata di domenica ne sono stati giustiziati circa cinquecento dagli uomini dell’Isis a Sinjar, soprattutto donne e bambini. Gli yazidi praticano una religione che è un misto di giudaismo, islamismo e zoroastrismo. 

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