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Attentato a Bruxelles, killer ucciso da polizia: caccia ai complici

Era già noto ai servizi segreti: fermato e ferito durante scontro a fuoco con gli agenti a Schaerbeek

redazione
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È  morto il terrorista che a Bruxelles ha compiuto un attentato aprendo il fuoco con un kalashnikov uccidendo due cittadini svedesi. L'uomo, autore ieri dell'attacco, è stato braccato per ore e individuato oggi dalla polizia: è stato raggiunto al petto dai colpi di arma da fuoco sparati dagli agenti nel corso dell'arresto e sarebbe morto in ambulanza.

Secondo quanto ha comunica la Procura Federale, questa mattina, poco dopo le otto, "un testimone ha informato la polizia di Bruxelles di aver avvistato il presunto autore dell'aggressione in un bar a Schaerbeek", uno dei Comuni che compongono la regione di Bruxelles-Capitale. "Sul posto è intervenuta la polizia. Durante l'intervento sono stati esplosi colpi di arma da fuoco da parte della polizia e il sospettato è stato colpito". "I soccorsi, giunti sul posto - prosegue la Procura - hanno tentato di rianimare il sospettato. È stato trasferito in ospedale, dove è stato dichiarato morto alle 9.38. Nel bar sono stati trovati un'arma e una borsa di vestiti. Sulla sparatoria indaga la Procura di Bruxelles. Nell'interesse dell'indagine non è possibile fornire al momento ulteriori informazioni".

Altre due persone sarebbero ricercate dalla polizia di Bruxelles in relazione all'attentato di ieri sera, rivela il sito della 'Derniere Heure'. La polizia belga starebbe infatti cercando la persona che ha filmato il sospetto attentatore in azione ieri. Secondo media locali, le forze dell'ordine starebbero valutando la possibilità di trovarsi in presenza di una vera e propria cellula terroristica.

Il responsabile dell'attentato non rappresentava "una minaccia concreta e imminente", ha assicurato dal canto suo il ministro della Giustizia belga Vincent Van Quickenborne.

Il tunisino "ha fatto richiesta di asilo nel nostro Paese nel 2019. È noto per atti sospetti: traffico di esseri umani, soggiorno illegale e minaccia alla sicurezza dello Stato. Nel 2016 - ha detto il ministro - informazioni non confermate trasmesse da un servizio di polizia straniero indicavano che l'uomo aveva un profilo radicalizzato e voleva partire per una zona di conflitto per la jihad. L'informazione è stata verificata, ma non si è potuto fare nulla. Non c'erano indicazioni concrete di radicalizzazione".

Secondo la ricostruzione di Van Quickenborne, "all'inizio di quest'anno, avrebbe minacciato via social un occupante di un centro per richiedenti asilo nella regione di Campine. Questa persona lo ha denunciato, aggiungendo che era stato condannato per terrorismo in Tunisia. La polizia ha fermato il sospetto per interrogarlo. E questa presunta condanna per terrorismo ha spinto la polizia giudiziaria federale di Anversa, domenica 15 ottobre, a convocare una riunione prevista per oggi. Nel frattempo, i nostri servizi hanno appreso che il sospettato non è stato condannato per terrorismo in Tunisia, ma per reati comuni. Non si trattava di una minaccia concreta o imminente".

 

(fonte Adn Kronos)

 

 

 

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