39 anni fa lo Stato che veniva chiamato Alto Volta cambiò il nome in Burkina Faso. Potrebbe sembrare una facezia; un semplice cambio di nome, ma dietro la scelta c'è una storia di riscatto, dignità , rivalsa e ingustizia.
Tutto cominciò da una serie di colpi di Stato, che dal 1966 aveva portato l'Alto Volta ad alternare un governo all'altro, in un clima di instabilità e lotta interna tra destra e sinistra. Era il 1983 quando Blaise Compaoré depose l'allora primo ministro della Repubblica, e chiese la scarcerazione dell'amico e capo politico, Thomas Sankara.
Sankara era un giovane militare molto carismatico, che aveva già dato prova di grande coraggio e solidarietà al popolo. Vicino alle teorie marxiste e leniniste, odiava vedere il suo Paese dilaniato dalla corruzione della classe dominante e dalle lotte di confine tra l'Alto Volta e il Mali. Quando Sankara era solo un dissidente, al governo c'era un regime militare che Sankara mal sopportava, e contro cui si oppose apertamente.
Avendo capito l'incidenza che Sankara aveva sul popolo, i capi di stato gli offrirono un ruolo tra le file del governo. Sankara accettò convinto di poter fare la differenza, ma gli bastò poco per capire che la sua era una nomina strategica, per abbonirlo. Rimase disgustato dalla opulenza e dallo sfarzo dei politici che, sicuri sulle loro poltrone grazie all'appoggio degli stati europei, s'infischiavano del proprio popolo.
Queste considerazioni resero Sankara un rivoluzionario. Si dimise dal suo ruolo parlamentare e iniziò a diffondere le sue credenze con chiunque volesse ascoltarlo, diventando il portavoce delle classi meno abietti e della rivolta contro il potere. Lo arrestarono diverse volte, ma le manifestazioni del popolo portarono sempre alla sua scarcerazione.
Dopo il colpo di Stato del 1983, venne eletto presidente. Molti temettero allora che il suo comportamento cambiasse e che la sua fosse una tattica per ottenere potere, ma non successe, nonostante i vari tentativi di corruzione. Sankara fu un presidente del popolo, che tanto bene fece alla sua gente: migliorò la condizione delle donne nel paese, valorizzò le piccole imprese e le tradizioni locali, lo sviluppo in campo medico e l'abbassamento dei costi dei beni di prima necessità . Tra le sue tantissime innovazioni, ci furono la realizzazione di 258 bacini d'acqua, 334 scuole, 284 dispensari-maternità , 78 farmacie, 25 magazzini di alimentazione e 3.000 alloggi.
Un anno dopo la sua elezione cambiò il nome del paese in Burkina Faso, nome che significa "Paese degli uomini giusti" nelle lingue More e Bambara, rigettando il nome affibbiato al paese dai francesi colonialisti.
Infatti, ciò che rese Sankara un vero e proprio Che Guevara africano fu la sua posizione anti imperialista. Durante un discorso pronunciato il 29 luglio 1987 ad Addis Abeba cercò di spronare i capi degli altri Stati africani a non pagare il debito coloniale ai francesi.
«Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri Stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l'Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c'entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici. Anzi, dovremmo invece dire "assassini tecnici". Sono loro che ci hanno proposto i canali di finanziamento dei finanziatori [...]Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più. Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall'imperialismo, è una riconquista dell'Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l'opportunità , l'intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l'obbligo di rimborso.»
Purtroppo gli altri stati africani non aderirono alla richiesta di Sankara, che fu l'unico a non pagare il debito.
Il debito coloniale è stata, come si può leggere dalle stesse parole del presidente, una ennesima beffa del colonialismo: quando i popoli colonizzati rigettarono i governi asserviti al potere francese e istituirono delle repubbliche indipendenti, i colonialisti si adirarono e lasciarono l'Africa, non prima di aver distrutto asili nido, scuole, uffici, teatri.
Spaventati che potesse succedere ancora, i governanti africani strinsero un patto: avrebbero pagato un debito per ripagare i "benefici del colonialismo".
L'assurdità di questa misura era chiara e limpida agli occhi di Sankara, che iniziò ad attaccare apertamente la Francia e i suoi governatori.
Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici suoi ufficiali, in un colpo di Stato organizzato dal suo amico fraterno e compagno di battaglie Blaise Compaoré: le maglie dell'imperialismo l'avevano corrotto.
Estremamente lucido, Thomas Sankara aveva predetto la sua morte: «È possibile che a causa degli interessi che minaccio, a causa di quelli che certi ambienti chiamano il mio cattivo esempio, con l'aiuto di altri dirigenti pronti a vendersi la rivoluzione, potrei essere ammazzato da un momento all'altro. Ma i semi che abbiamo seminato in Burkina e nel mondo sono qui. Nessuno potrà mai estirparli. Germoglieranno e daranno frutti. Se mi ammazzano arriveranno migliaia di nuovi Sankara!»
Thomas Sankara è oggi un eroe ed esempio per tutta l'Africa. Simbolo di intelligenza, lealtà , umiltà , grande onestà e alta morale, in Africa c'è ancora chi inneggia al suo nome, e il suo sacrificio non sarà mai dimenticato.

