«Una risposta decisa e solidale della comunità internazionale» contro «un’odiosa forma di sfruttamento assimilabile alla schiavitù». L’ha invocata ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della decima Giornata Mondiale contro la Tratta.
La tratta è un crimine contro cui le Nazioni Unite, altri organismi internazionali e molte associazioni da tanti anni cercano di portare l’attenzione della società civile, dei governi e dei cittadini. E che muta e si evolve a seconda dei contesti e delle evoluzioni della società . Le moderne tecnologie digitali e gli strumenti sempre più potenti messi a disposizione dal web, così come le tante crisi (sanitaria, economica, climatica) vengono trasformate in occasioni da sfruttare per trafficanti e reti transnazionali. La Romania è diventata, dopo la nuova guerra tra Russia ed Ucraina scoppiata a febbraio dell’anno scorso, uno degli snodi fondamentali di questi traffici. L’anno scorso tra le prime a denunciarlo ci fu l’associazione Ebano. Che, in occasione della Giornata Mondiale contro la Tratta, è tornata a porre l’attenzione su una delle modalità di adescamento più diffuse e lo sfruttamento delle moderne tecnologie digitali partendo proprio da un caso giudiziario rumeno di queste settimane. Al centro Andrew Tate, influencer, ex pugile e già in passato arrestato per reati connessi allo sfruttamento del traffico di persone.
Andrew Tate è stato incriminato insieme al fratello Tristan e ad altri due collaboratori lo scorso 21 giugno per stupro e tratta di esseri umani: «gli atti di accusa riportano il calvario di 7 donne sedotte per poi essere soggiogate e costrette a produrre contenuti pornografici» ricorda l’associazione da undici anni accanto alle donne vittime di violenze e delle moderne schiavitù.
«La vicenda, nelle modalità di adescamento, ricorda da vicino il metodo del 'Lover Boy" per combattere il quale da tempo ci spendiamo – sottolinea Ebano - e rappresenta l'ennesimo esempio di connubio tra sfruttamento della prostituzione/traffici di esseri umani e nuove tecnologie digitali, quali in primis le varie piattaforme online, connubio sul quale già dal 2019 avevamo lanciato l'allarme e da allora non abbiamo smesso di ricevere nuove segnalazioni».
«Le Autorità rumene hanno ancora una ventina di giorni per decidere del rinvio da giudizio – conclude l’associazione in un comunicato inviato alla stampa - ma, dato il grave quadro indiziario, siamo fiduciosi che lo facciano, ribadendo l'interesse a seguire la vicenda, a dare supporto alle vittime e a intervenire processualmente al loro fianco se possibile».
LA NOTIZIA DEL 20 GIUGNO
Romania, fratelli Tate a processo per stupro e traffico di esseri umani

