Sahel: Focus su Abou Walid il boss d'ISIS in Sahara e guerrigliero del Polisario ucciso dai francesi

Nel curriculum di Saharawi si nota il rapimento di ostaggi occidentali, tra cui la turista Sandra Mariani, e la cooperante Rossella Urru nei campi Tindouf in Algeria con la complicità della dirigenza del Polisario

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 17/09/2021 in Dal Mondo da Belkassem Yassine
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Belkassem Yassine
Nel curriculum di Saharawi si nota il rapimento di ostaggi occidentali, tra cui la turista Sandra Mariani, e la cooperante Rossella Urru nei campi Tindouf in Algeria con la complicità della dirigenza del Polisario guidata allora da Mohamed Abdelaziz

Adnan Abou Walid Saharawi è stato ucciso da un attacco francese di Barkhane, alcune settimane fa, secondo il presidente francese. L'annuncio è stato pubblicato sul profilo Twitter di Emmanuel Macron poco prima dell'una di notte di giovedì 16 settembre 2021. Adnan Abou Walid Sahrawi e il suo Gruppo Stato Islamico nel Grande Sahara (EIGS) erano stati designati come nemico numero uno al vertice del G5 Sahel di Pau nel gennaio 2020. 

Dal luglio scorso, la morsa si stava stringendo attorno al capo d'EIGS nonché capo del movimento jihadista Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI). In quel periodo erano già stati uccisi altri due dirigenti del movimento e sequestrati documenti importanti. E’ quasi nella stessa zona in cui Adnan Abou Walid Saharawi è stato a sua volta abbattuto ad agosto. Pare che abbia lasciato la città maliana di Menaka per dirigersi verso il confine con la Nigeria.

Secondo il ministero della Difesa francese, è stato un raid aereo drone a neutralizzarlo il 22 agosto. "Informazioni indicavano la presenza di un alto dirigente, ma non eravamo sicuri che fosse Abu Walid. Da qui il tempo tra la morte del terrorista e l'annuncio ufficiale, ci sono volute settimane per confermare la sua identità". L’operazione condotta dai militari francesi ha inoltre permesso di neutralizzare numerosi altri combattenti dell’organizzazione Stato islamico. 

Quale impatto sull'EIGS? 

La sua morte è un duro colpo per le sue truppe che operano nella zona detta delle "tre frontiere" - Mali, Burkina Faso e Niger. Un duro colpo che però non significa la fine delle operazioni jihadiste. I combattenti dello Stato islamico sono sempre più formati ad agire in piccoli gruppi autonomi. Un centinaio di membri del gruppo Polisario ben addestrati ed armati dall'esercito algerino e Hezbollah libanese si sono già uniti ai gruppi terroristici nel Sahel e Sahara. 

Chi era Adnan Abu Walid Saharawi? 

Alias Adnan Abou Walid Saharawi, il suo vero nome Lahbib Ould Abdi Ould Said Ould El Bachir, nato negli anni Settanta e si ritrova negli anni Novanta in Algeria come studente e militante del gruppo separatista Polisario armato dall'Algeria nei campi di Tindouf dello stesso paese. Non nascondeva la sua ambizione di estendere il suo movimento in tutta l'Africa occidentale. 

Lascia nel 2010 i campi di Tindouf verso il Mali con alcuni suoi compagni per raggiungere la Katiba Tarik Ibn Zyad legata ad Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi).

Un anno dopo, fondò il Movimento per l'Unicità e la Jihad nell'Africa Occidentale (Mujao) nella regione di Gao. 

Nel curriculum di Abu Walid, si nota anche il rapimento di diversi ostaggi, tra cui alcune italiane come la turista Sandra Mariani rapita in Algeria e la cooperante umanitria Rossella Urru da una casa distante 50 metri dalla sede del gruppo Polisario a Rabuni di Tindouf.

Infatti, Nell'ottobre 2011, questo movimento radicale ha condotto la sua prima operazione di grande portata, con la complicità e copertura della dirigenza del Polisario allora guidata da alias Mohamed Abdelaziz, rapendo due cooperanti umanitari spagnoli e l'italiana Rossella Urru nei campi saharawi a Tindouf in Algeria, poi scappando in Mali senza essere disturbato per 200 chilometri. Per la  liberazione dei tre ostaggi ha chiesto 15 milioni di euro di riscatto. 

Nel febbraio 2012 ha rapito e sequestrato per 14 mesi la turista italiana Sandra Maria Mariani nel sud dello stesso paese. Da decenni che i campi sono diventati roccaforte sia per la criminalità organizzata che per il terrorismo internazionale. 

Da allora, insieme all'algerino Mokhtar Belmokhtar, Abu Walid Saharawi è diventato uno dei capi jihadisti più potenti del Sahel e il terrorista più ricercato dell'Africa occidentale.

Nel maggio 2015, ha prestato fedeltà  ad Al Baghdadi dell'ISIS e ha creato nella regione lo "Stato islamico del grande Sahara" (EIGS). 

Con questo attacco, divenne uno dei jihadisti più ricercati del pianeta, con la sua testa messa a prezzo da Washington di 5 milioni di dollari.

Alla fine di febbraio 2018, ferito in un attacco a sud di Indelimane nel Mali, si recò tranquilamente nel suo ambiente familiare nei campi di Tindouf per curarsi. 

Si è poi rapidamente imposto come capo dell’organizzazione dello Stato islamico nel Grande Sahara nella zona delle "Tre Frontiere" in Mali, Burkina Faso e Niger. I suoi soldati continuano a scuotere il deserto seminando terrore e desolazione.

Sabato scorso due camionisti marocchini sono stati uccisi e un altro è stato ferito da uomini armati nel comune di Didieni, situato a circa 300 km da Bamako in Mali.

Secondo gli esperti di terrorismo citati da diversi mezzi di stampa, il modus operandi di questo atto barbarico ricorda quello degli elementi legati al Polisario. L'attacco sarebbe motivato dalla volontà dei separatisti, su istigazione dell'Algeria, dopo il loro fallimento nell'operazione El Guerguerat nella strada che collega Marocco alla Mauritania, di dissuadere i camionisti marocchini e stranieri dall'intraprendere questa rotta commerciale. 

La sua strategia: la violenza, le atrocità e l'impianto di cellule jihadiste soprattutto in Niger e Burkina Faso per non dipendere solo dalle sue basi maliane. Circa 3mila vittime e milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. 

La bestia nera degli occidentali 

L'uomo di medie dimensioni, con una voce piuttosto fluida, è noto per dirigere le sue truppe durante gli attacchi. Lo ha fatto, ad esempio, nel 2017, due anni dopo aver creato lo Stato islamico, guidando l'agguato di Tongo Tongo in Niger contro le truppe americane e nigerine. Il 9 agosto 2020, ancora in Niger, aveva personalmente ordinato l'assassinio di sei operatori umanitari francesi e delle loro guide e autisti nigerini. 

Certamente, "si tratta di un nuovo maggiore successo nella nostra lotta contro i gruppi terroristici nel Sahel", ha twittato il capo dello Stato francese e "la nostra lotta continua", come ha twittato il ministro dell'Esercito Florence Parly. Ma rimane la domanda: Abdel Hakim Saharawi - anche lui guerrigliero del Polisario - numero due dello Stato Islamico nel Grande Sahara è morto o ancora vivo? 

Tutti questi elementi, che si aggiungono alla cronaca nera dei crimini perpetrati dal Polisario con il sostegno dell’esercito algerino, militano a favore dell’iscrizione di questo gruppo separatista nelle liste del terrorismo internazionale. Il Dipartimento di Stato americano, l’ONU e l’Unione europea (UE), che dispongono dei rispettivi elenchi di persone, gruppi o le organizzazioni implicati in atti terroristici nel mondo e che devono essere oggetto di misure restrittive, sanzioni o procedimenti internazionali, non possono restare insensibili a tali rivelazioni e alle minacce alla sicurezza che incombono sulla regione sahelo-sahariana attorno alle quali gravitano Polisario e il regime algerino. 

 

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