Morto Martin McGuinness, promotore della pace nell’Ulster

L'ex capo del consiglio di guerra dell’IRA e vicepremier dell’Irlanda del Nord è morto stamattina a 66 anni per una malattia genetica

pubblicato il 21/03/2017 in Dal Mondo da Federico Garcia
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Federico Garcia
McGuinness (a sinistra) insieme all'altro storico leader del Sinn Féin, Gerry Adams

Martin McGuinness, ex capo del consiglio di guerra dell’IRA e vicepremier dell’Irlanda del Nord, è morto stamattina a 66 anni per le conseguenze di una malattia genetica.

Nato a Derry (nota come Londonderry per i protestanti di origine inglese) nel 1950 in una famiglia di rigida tradizione cattolica residente nella turbolenta zona del Bogside, si unì giovanissimo all’Irish Republican Army, partecipando attivamente alle proteste ed agli attacchi rivolti ai reparti di polizia e militari britannici ed alle organizzazioni paramilitari dei residenti protestanti. Tra gli esponenti della scissione che portò alla formazione nel 1969 della Provisional IRA, nota per il proprio approccio più pragmatico ed identitario cattolico rispetto alla Official IRA (più marxista), fu proprio il carisma di giovani come McGuinness e Gerry Adams (oggi leader repubblicano in Eire) a portare la sessione scissionista ad essere la maggiore organizzazione paramilitare di tutte le Isole britanniche negli anni Settanta, protagonista della stagione politica irlandese altresì nota come “The Troubles”.

Pur avendo alternato la lotta armata a lunghi periodi di detenzione, McGuinness non interruppe mai la sua attività politica. Membro del Sinn Féin, partito considerato il braccio politico dell’IRA fino a pochi decenni fa, ne influenzò nel corso degli anni Ottanta il progressivo spostamento verso una politica meno intransigente e più incline al compromesso con le altre forze politiche britanniche, irlandesi e dell’Ulster, anche in seguito all’escalation di violenze successive all’uccisione di Lord Mountbatten, cugino della regina Elisabetta II, nel 1979 (molto probabilmente orchestrato dallo stesso McGuinness) ed ai successivi scioperi della fame portati avanti dai detenuti politici del carcere nordirlandese di Long Kesh nel 1981.

Fautore del lungo cessate il fuoco del 1992-96 e della smobilitazione dell’IRA lungo tutto il corso del decennio, McGuinness sedette, insieme a Gerry Adams, al primo ministro britannico Tony Blair e con la supervisione del presidente americano Bill Clinton, al tavolo di ratifica dell’Accordo del Venerdì Santo del 1998, trattato con cui si poneva fine a quasi un secolo di conflitti armati nell’Ulster, costati decine di migliaia di vittime sia tra i cattolici che tra le forze militari britanniche.

Nell’ottica di tale trattato (che prevede la spartizione degli incarichi di governo fra i maggiori partiti), McGuinness venne nominato ministro dell’istruzione del governo nordirlandese e, dopo le elezioni locali del 2007 in cui il Sinn Féin divenne il secondo partito della regione, formò un governo di coalizione con il Partito Democratico Unionista, maggiore partito locale e prima forza dei protestanti. Nonostante l’odio del passato, l’ex vertice dell’IRA sviluppò un ottimo rapporto di lavoro con il leader unionista e primo ministro Ian Paisley, presto trasformatosi in una sincera amicizia, durata fino alla morte di quest’ultimo nel 2014.

Nonostante le polemiche, McGuinness ha continuato a collaborare come alleato ai governi unitari successivi a quello di Paisley, dimettendosi solo il 9 gennaio scorso, in seguito al rifiuto di Arlene Foster di dimettersi a propria volta dopo la sua implicazione in una serie di truffe ai danni del settore energetico pubblico, causando di fatto il crollo del governo, già minato dalla questione Brexit, e l’indizione di nuove elezioni, in cui comunque non ha voluto candidarsi. Tuttavia, le cause del ritiro di McGuinness non sono state solo politiche: nel dicembre 2016 gli era stata infatti diagnostica l’amiloidosi, malattia genetica che gli aveva causato l’insorgere di tumori all’apparato digerente ed agli occhi.

Il leader repubblicano ha fatto dunque appena in tempo a vedere l’esito delle elezioni nordirlandesi del 3 marzo scorso, in cui il Sinn Féin, guidato ora dall’ex ministra della sanità Michelle O’Neill, è riuscito ad arrivare ad un solo seggio di differenza dal Partito Democratico Unionista, facendo crescere negli attivisti del partito speranze di vittoria per le prossime consultazioni, che potrebbero giungere in breve tempo in mancanza di un accordo fra i partiti maggioritari a Stormont per la formazione di un governo.

Numerosi sono stati gli omaggi al politico scomparso oggi, a partire da quello di Tony Blair, che ne dipinge il ritratto di “un uomo di pace”, nonostante le contraddizioni di una vita prestata anche alla lotta armata, a cui fanno seguito quelli del presidente dell’Eire Michael Higgins e di Alistair Campbell, ex braccio destro di Blair e figura chiave dell’Accordo del Venerdì Santo.

Sicuramente molto è stato detto di Martin McGuinness, giudicato da molti soltanto un feroce bandito con una immeritata fortuna politica, e da molti altri celebrato come il “Nelson Mandela bianco”, paladino della parte più indifesa nell’ultimo vero scenario di guerra dell’Europa occidentale contemporanea. Sta di fatto che oggi, nel bene o nel male, è sicuramente scomparso uno dei rappresentanti più interessanti ed importanti della politica anglosassone del XX secolo.
 

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