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La criminologa Martina Radice sui "cecchini del weekend" di Sarajevo: "Ricchi e annoiati"

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La criminologa Martina Radice ha descritto il profilo dei cosiddetti "cecchini del weekend", finiti al centro di un'indagine della Procura di Milano sui presunti "safari umani" durante l'assedio di Sarajevo durato dal 1992 al 1996.

L'inchiesta si concentra su facoltosi cittadini occidentali, tra cui molti italiani, che avrebbero pagato cifre ingenti alle milizie serbe per posizionarsi sulle colline e sparare ai civili inermi per puro divertimento. Secondo la consulenza e le dichiarazioni fornite dalla criminologa ai pubblici ministeri, i soggetti coinvolti non erano combattenti ideologici o mercenari tradizionali mossi da questioni geopolitiche. La motivazione principale risiedeva nella ricerca di stimoli estremi, definita come "adrenalina pura". Radice ha inquadrato il crimine contro l’umanità in una forma di "turismo di guerra" estremo, accessibile solo a persone molto ricche e caratterizzate da totale assenza di empatia e da una forma di sadismo. 

L'indagine è nata a seguito di un esposto del giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, supportato dal documentario Sarajevo Safari del regista Miran Zupanič. La magistratura milanese indaga per reati gravissimi, tra cui strage aggravata da futili motivi. Secondo le testimonianze, esistevano intermediari che gestivano i trasporti dei "turisti" facendoli passare da Trieste o Belgrado per poi portarli nelle postazioni d'attacco a Pale e Grbavica. Le tariffe variavano a seconda del "bersaglio" abbattuto come in un luna park, con premi più alti se venivano colpiti dei bambini. 

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