Brasile: per Rousseff governo ad interim “è illegittimo”

Critiche a neopremier Temer

pubblicato il 16/05/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Michel Temer

Dopo l’impeachment, il diluvio.

A pochi giorni dal voto del Senato (giovedì 12 maggio) che ha dato il via libera alla sua procedura di sospensione per 180 giorni (probabile, probabilissimo preludio alla destituzione; ricordiamo che nella stessa direzione si era già espressa la Camera, il 17 aprile), l’ormai ex presidente Dilma Rousseff è un torrente in piena. La sua ira è naturalmente rivolta contro il  gabinetto provvisorio che ha preso il posto di quello guidato da lei, in attesa del chiarimento giudiziario della situazione del capo dello Stato eletto e, al peggio, di nuove elezioni politiche.

In una conferenza stampa convocata appositamente per far sbollire la sua rabbia, ma anche per comunicare la sua intenzione di non mettersi da parte, l’ex delfina di Lula definisce “illegittimo” il governo presieduto da quello che fino a pochi giorni fa era il suo vice, Michel Temer, perché costretto a reggersi “su meccanismi illegittimi”. Inoltre lo giudica mancante di “rappresentatività” e per di più maschilista, dal momento che, come tiene a far notare, tra i suoi ministri non si conta neppure una donna.

Che dire di Temer, poi? Null’altro se non che è un “traditore”. Ma chi è realmente Michel Temer, l’uomo chiamato all’improvviso a reggere le sorti del Brasile nella bufera del post-impeachment rousseffiano? Di origini libanesi (è figlio di immigrati maroniti), Temer, 75 anni, avvocato, nato e cresciuto nello stato di San Paolo, milita da sempre nel Partito del Movimento Democratico Brasiliano (area progressista). Deputato per più di vent’anni, dal 1987 al 2010, per più di un anno, dal febbraio 2009 al dicembre 2010 ha anche gestito i lavori della Camera dei Deputati brasiliana (Câmara dos Deputados) come suo presidente

Il 1° gennaio del 2011, con l’ascesa alla guida del Paese della Rousseff, è diventato il 24° vice presidente del Brasile: quattro anni e cinque mesi da secondo di Dilma per poi essere promosso a titolare della massima carica dello stato (oltre che naturalmente alla guida del governo), e molto prima di quanto le sue stesse ambizioni potessero fargli immaginare. 

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