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Usa, il passo indietro di Bloomberg

Primarie: sempre più SuperTrump, Hillary si ferma in Michigan

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“So che molte persone mi seguono e mi sostengono, ma probabilmente non voterebbero per me.”

Ricordate? Sono le parole con cui Ben Carson ha annunciato, neanche molti giorni fa, il suo ritiro dalla corsa per le primarie presidenziali Usa sul fronte repubblicano. Ultime parole, che rimarranno famose, almeno nella storia della competizione elettorale che porterà alla proclamazione del XLV capo dello Stato al n. 1600 di Pennsylvania Avenue in Washington Ma che ora si trovano a dover competere con altre ultime parole, destinate a diventare altrettanto famose. A pronunciarle, l’ex sindaco di New York già esponente di punta del partito conservatore, Michael “Mike” Bloomberg (e comunque ancora faro e punto di riferimento per i lib-con).

Fino a poche settimane fa quello del magnate delle comunicazioni era stato indicato come il possibile nome spariglia-tutto in campo Gop. Probabilmente, così dicevano gli analisti, Bloomberg sarebbe stato l’unico ad avere la forza di arginare l’inarrestabile onda-Trump: ma, con la sua solita freddezza decisionale, ieri il candidato di destra perfetto ha tolto tutte le illusioni ai suoi fans, tirandosi fuori dai giochi. E con un annuncio in prima persona, fatto sulla base di una constatazione realistica: “Mi è chiaro che se entrassi nella corsa io non potrei vincere.  Quello che Bloomberg sa, dentro al suo cuore, è proprio ciò che i paladini della sua candidatura si ostinano a negare:  e cioè che una sua discesa in campo, anziché ostacolare, avrebbe invece favorito  l’affermazione di Trump e delle sue politiche (in primis quelle sull’immigrazione, da Bloomberg definite “divisive” ed “estremiste”). E poi, altro pugno nello stomaco dei repubblicani pro-Bloomberg: se anche avesse deciso di affrontare l’agone elettorale, l’imprenditore non lo avrebbe fatto tornando, eccezionalmente, sotto il marchio dell’Elefante (Bloomberg ha abbandonato il partito nel 2007), bensì restando indipendente

Intanto, le primarie vanno avanti sia in campo repubblicano che in campo democratico. Poche ore dopo la conclusione della festa della donna, le urne hanno visto trionfare Ted Cruz  in idaho (43,9%) e Donald Trump in Mississippi (47,3%, ben undici punti percentuali di distacco inflitti a Cruz) e Michigan (36,5%) . Il bilionario arriva così a quota 446 delegati.  Questo per quanto riguarda il fronte conservatore.

Su quello democratico, invece, si è registrato un 1-1 tra Clinton e Sanders. L'ex First Lady, infatti, si è imposta in Mississippi, e a mani basse (82,6%), mentre a Sanders è andato il Michigan (50%). E sale a 1220 il bottino di delegati di Iron Hillary.

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