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Siria; HRW: da Mosca bombe a grappolo

Denuncia coinvolge anche regime di Damasco

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Una denuncia che non può passare sotto silenzio.

Ė quella di Human Rights Watch, l’osservatorio internazionale per i diritti umani, che accusa la Russia di aver fatto, insieme con il regime di Damasco, un abbondante uso di bombe a grappolo (cluster bomb) durante i recenti raid congiunti anti-Isis, raid che non hanno mancato di mietere anche vittime tra i civili, e in numero consistente.

Human Rights Watch osserva inoltre che l’impiego di queste armi, di cui sostiene di poter provare la provenienza dalla Russia, è avvenuto, da parte russo-siriana, in aperta violazione della risoluzione Onu 2139 del 22 febbraio 2014, che chiede di mettere fine  all’uso indiscriminato di armi (quindi parliamo sia di bombe “convenzionali” che di bombe pesanti e ultra-pesanti) nelle zone abitate della Siria.

Sta di fatto, poi, che né la Russia né la Siria hanno firmato  la convenzione del 2010 che proibisce di usare le bombe a grappolo.  Tuttavia un comunicato del ministero degli Esteri di Damasco, datato 9 novembre 2015, rassicurava la comunità internazionale  sul fatto che l’esercito le aveva messe da parte.

Dire cluster bomb significa pensare immediatamente agli orrendi scenari dell’Afghanistan. Secondo HRW scenari simili si sarebbero ripetuti, dal 30 settembre a questa parte (cioè dall’inizio dei raid moscovito-damasceni), in almeno venti occasioni. In una di queste le bombe avrebbero causato la morte di 35 civili, tra cui 5 donne e 17 bambini.   

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