«Chi bella vuole apparire...» le donne e i danni del tacco dodici

Maggiormente a rischio le donne tra i 20 e i 29 anni

pubblicato il 05/06/2015 in Curiosità da Angela Menna
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Angela Menna

Quante volte, con un tacco vertiginoso, abbiamo cercato di esporre la nostra sensualità e femminilità tralasciando il dolore che arrecavamo alle articolazioni e ai muscoli del piede? Ma, come recita un famoso proverbio: «Colei che bella vuole apparire, pene e guai deve soffrire».

Ebbene si, gli esperti della University of Alabama, Birmingham, hanno preso in considerazione le informazioni acquisite in undici anni dal Consumer Product Safety Commission’s National Electric Injury Surveillance System e dalla ricerca sono emersi 3.294 casi di lesioni e incidenti di varia natura causati dai tacchi ai piedi delle donne statunitensi.

Davvero numerose, dunque, le americane danneggiate dalla propria abitudine al tacco dodici. Maggiormente colpite le donne con un'età compresa tra i 20 e i 29 anni e quelle tra i 30 e i 39.

Secondo gli specialisti americani, basterebbe indossare abitualmente scarpe con tacchi di almeno 10 centimetri per tre volte alla settimana per esporre a rischio le proprie caviglie.

Nel corso del tempo è probabile che compaia uno squilibrio di quattro muscoli funzionali della caviglia con conseguente riduzione di motilità dell'articolazione, condizione questa che facilita gli incidenti di natura muscolo-scheletrica.

«Senza bisogno di studi, c’è un motivo molto semplice e meccanico per cui il tacco alto è nocivo: la base d’appoggio è ridotta - dichiara il dott. Angelo Chessa, specialista in ortopedia, responsabile Chirurgia del piede dell’Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano - non solo, esistono anche danni a lungo termine del tacco alto, come le metatarsalgie (abitualmente associate ad anomalie di appoggio delle teste metatarsali), l’alluce valgo, il neuroma di Morton (aumento di volume di un nervo sensitivo interdigitale) o altri effetti collaterali derivanti dagli squilibri e dall’alterazione del passo e da un alterato carico dell’avampiede al suolo»

 

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