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Beauty Farm per zombie

Usanza davvero unica per la tribù dei Toraya in Indonesia

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Cosa accadrebbe se in un istituto di bellezza venissero installate delle vetrine con esposti dei cadaveri in medio stato di decomposizione, ben vestiti e con le acconcia-ture ai capelli? Uno scenario del genere lo si può vedere alle Catacombe dei Cappuc-cini di Palermo, dove, oltre alla famosa bimba di 2 anni imbalsamata di nome Rosalia, si possono ammirare anche i cadaveri dei tanti frati cappuccini che hanno vissuto in quel monastero, appesi fra le pareti dei corridoi. O magari, trovereste il coraggio di riesumare il cadavere stecchito di un vostro parente per vedere se è ancora di bell’aspetto?

Quello che per noi potrebbe sembrare un’usanza davvero bizzarra e inusuale, non lo è per la tribù dei Toraya, in Indonesia, che ogni anno celebra una cerimonia molto par-ticolare: riesumare i corpi dei loro parenti per pettinarli, spolverarli e, perché no, scat-tarsi qualche selfie con loro.
Tuttavia, il motivo principale che spinge le famiglie della provincia indonesiana della Toraya nel Sud Sulawesi a disseppellire i loro amati, è compiere quell’atto di mante-nerli in vita sia nella mente che nel cuore. Loro hanno bisogno di vedere un cadavere putrefatto per non dimenticare (e un’esperienza come questa non può che essere in-dimenticabile), mentre, a noi basta guardare una fotografia del defunto o fare una passeggiata al cimitero.Inoltre, in questa “cerimonia degli zombie”, vengono tratti dalle loro fosse anche gli scheletri di bambini.

La cerimonia – molto elaborata e costosa – consta in quel rituale, chiamato Ma’nene, di far sfilare i corpi rigidi dei defunti per un tratto di sentiero che collega il cimitero al villaggio. Questo, secondo la credenza locale, permette alla persona morta di ritornare al suo villaggio di origine. Una volta giunti a casa, si passa alla cerimonia di puri-ficazione. Mentre i bambini del villaggio osservano sbigottiti i loro nonni morti e con le mani al naso per il cattivo odore, i parenti vivi abbelliscono i parenti morti, spolve-rando i loro indumenti, pettinando i loro capelli e le barbe ancora lunghe, restituendo vecchi oggetti di uso quotidiano come occhiali, guanti, berretti e altro ancora.
Per i Torayani, la morte del corpo non viene vista come un evento brusco che tiene la persona lontana dalla famiglia, anzi, dopo la riesumazione, alcuni corpi vengono te-nuti in casa per settimane, mesi o addirittura anni per fare in modo che i parenti che non sono stati presenti ai funerali, possono almeno stare in compagnia dello “zio ti-bia” per qualche giorno.
In questo evento nessuno versa lacrime, ma si sorride e ci si scatta foto insieme ai ca-daveri. Insomma, non si può dire che la cerimonia sia un “mortorio”.
 

Daniele Salamone

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