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Claudia Piccinno - "Ad ogni finestra d'Azzurro"

Vista da Ludovico Poggi, Presidente del Consiglio direttivo dell Accademia RES Aulica

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A chi parlano i poeti oggi? A nessuno, semplicemente perché i poeti non esistono più, e se esistono è come se non esistessero, non trovano udienza se non presso sé stessi dunque, è come se non esistessero.

Non c'è mai stato un tempo come oggi, in cui non siano esistiti i poeti, forse qualcosa vorrà dire.

Sarà per colpa loro?

Un po' perché tutti scrivono creando una nebbia di parole a volte insignificanti, un po’ perché per anni il poeta ha inseguito goffamente una visibilità mediatica che gli si è ritorta contro, fino ad annientarlo.

Un po' perché fanno testo le copie vendute, e le copie vendute dei poeti non possono competere con quelle dei romanzi.

Si direbbe che il mito della poesia permane come alone nel folto esercizio di persone ormai asservite al mito della tecnologia, schiavi del web e zombi televisivi.

Un effetto collaterale inevitabile, oggi i poeti non contano niente?

Perfino la critica e l'editoria li snobbano, mentre qualche decennio fa erano maestri non solo di poesia ma anche di morale, di politica, di sapere scolastico, erano ascoltati, rispettati e accolti con entusiasmo, vincendo scetticismo e critica.

Posso invece affermare che i poeti oggi sono ritornati, non solo con la poesia, ma maestri di sapere al pari di politici, storici, sociologi, psicologi, giornalisti, economisti scienziati e romanzieri.

Sono tornati con una forza visionaria, una libertà espressiva, difendendo il senso della realtà.

A darne prova e concretezza una donna Claudia Piccinno che con i suoi libri mi ha attratto in modo irresistibile.

Una poetessa che non si limita a rappresentare un “ossimoro” termine troppo tecnico, ma combatte, con sé stessa e con il mondo, uno scontro frontale sanguinoso assetata di vita.

Una poesia, la sua, contemporanea, un’autrice concentrica, temi potenti che ritornano in un affresco di varianti e perfetti contrasti, il declino, l'eternità spezzata, l'infinito nel poco, gli istanti perpetui, in fondo le contraddizioni stesse sono una contraddizione al dramma, ma anche motore dell'umano e lei, ce li restituisce nella pienezza della ricerca di un senso.

Istanti esclusivi che sa rendere collettivi, una donna al servizio della poesia non è una impresa facile, ma lei ha accettato il rischio perché il verso può essere naufragio e poi tavola di salvezza.

Lo fa con l'audacia di mettersi di traverso all'insensatezza della vita, alla tragedia prestabilita.

Mi ha colpito questo modo semplicissimo e lampante di definire la vita umana attraverso luoghi, cose, persone.

Una linea pura che prosegue fino all'attimo in cui si spezza e interrompe il suo cammino.

Una passerella di persone e avvenimenti che scelgono di decidere la linea della propria vita e gli istanti del prima e del dopo.

C'è un punto nella poetica dell'autrice in cui tutto è assoluto, ma è anche tutto assolutamente limitato, sta qui l'unicità della sua voce, in questa franca complessità, una lirica estrema e disinvolta, dove il destino risponde ad un numero di attimi e il verso può riconvocare quei momenti compiuti che a tratti sconfinano nel presente.

L'autrice lo fa ideando una sorta di metrica dalla struttura ritmica perfetta, momenti indivisibili che la parola poetica può riscattare. 

In ogni pagina qualcosa appare, sembra infinito e poi svanisce, non senza proiettarci in una emozione dove ogni minuto che viviamo insieme il tempo ti dà qualcosa di nuovo, ma dopo che l'hai vissuto te lo porta via.

Claudia Piccinno fa parte di quella schiera di poeti moderni in grado di riversare lo sguardo verso l'interno dove c'è più scuro, ma si vede meglio.

La realtà a volte sembra davvero collaborare a scrivere poesie, ad esplorare l'impensabile, l'indicibile, che è la materia di cui sono fatti i poeti.

La nebbiosa inconsistenza dei destini, la debilitante ossessione degli errori e delle fughe dagli affetti per paura o resa inconsapevole.

Poesia come speranza per tutte le cose sbagliate e ingiuste che ci travolgono come una valanga che cresce.

In queste sorprendenti pagine l'autrice ha voluto tornare indietro a quei tempi per descriverle anche a sé stessa.

Quel tempo è appartenuto alla sua vita un tempo non così distante, ecco un altro aspetto del tempo di come trasforma le cose, oggi tutto cambia così rapidamente che in una unica vita, si possono vivere molte vite, ma ogni destino per quanto antico o remoto è importante, ogni vita è importante, anche quelle in cui non succede nulla.

Lo scacco è il destino, l'illusione di un nuovo inizio un movimento invincibile, sono le età della vita che si stemperano una nell'altra.

Il tempo è disfatto e riassemblato in un futuro che ci chiama e ci impone di vivere nel mondo, costringendoci ad affrontare anche con furia le nostre pene quotidiane.

Una visione della vita che il lettore godrà alla perfezione nei testi e nei percorsi sul limitare dell'abisso, così coraggiosamente e umilmente tracciati dall'autrice.

Un piccolo manuale delle grandi cose, dove la più sottile e sfuggente emozione convive con la durezza della vita, questa prova d'autore ci tocca con gentile delicatezza in luoghi emotivi e intimi, il tutto radunato ai tanti sentimenti umani, qualcosa di unico e impalpabile.

Mi chiedo come l'autrice abbia fatto a riunire così tante apparizioni sulla pagina, oltre la bravura e alla padronanza del mezzo, con una estetica precisa, una prosa squisita che tesse insieme fatti ricordi, cose, persone, presenze.

Poesia che oggi è fatta da quelli che la amano e anche da quelli che la disprezzano, avendo una concezione meno lirica, meno ispirata o inspirata.

La risposta è in questo libro, nella concezione della poesia, malgrado la sua ghettizzazione e la sua riduzione nel pensiero dominante.

Un libro sull'arte dello scrivere poesie, un viaggio di iniziazioni, scoperte e riflessioni.

La poesia non solleva questioni cruciali e riconosce che molte risposte sono al di là della sua portata, eppure Claudia Piccinno con le sue poesie trascina il lettore in una avventura di magnifiche rivelazioni.

Basta aprire una finestra per ritrovare l'azzurro nei nostri occhi o nel nostro cuore.

Ludovico Poggi, Presidente del Consiglio direttivo dell Accademia RES Aulica

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