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“Camera con Oblò”. La parola che si affaccia sul mondo interiore

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E’ un viaggio introspettivo che rifiuta le etichette e sfida la paura della banalità attraverso una voce personale e riconoscibile, l’opera “Camera con Oblò” di Matteo Manca - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche in e-book -. Non si tratta solo di una raccolta di riflessioni, ma di un manifesto di libertà individuale: il tentativo riuscito di smettere di controllare le reazioni altrui per concentrarsi sulla verità del proprio vissuto. «Fin dall’adolescenza - confessa l’autore, originario di Milano, che vive a Pieve Emanuele - la mia camera è stata un luogo di isolamento dal mondo, per questo è diventata simbolo di autenticità. L’oblò richiama proprio l’idea di un luogo che, pur restando lo stesso, è in continuo movimento». È il racconto di una stabilità che accetta il mutamento, una prospettiva intima su un mondo esterno, spesso, troppo rumoroso. «La mia poesia nasce dall’esprimere ciò che sento utilizzando immagini, suoni, odori e ogni senso a mia disposizione. A volte i miei scritti prendono origine dagli eventi, a volte dal vissuto interiore; ma le due dimensioni si influenzano sempre reciprocamente».

Affermare la propria voce, per l’autore, significa, prima di tutto, disarmare il giudice interiore: dapprima, quella voce svalutante va distanziata ma la vera svolta avviene quando si sceglie di esporsi al rischio. «Con il tempo ho capito che quella voce poteva perfino essermi utile; dovevo solo toglierle un po’ di potere, trasformandola da giudice ad alleata». E’ così che il processo creativo di Matteo Manca sembra quasi dividersi in due momenti distinti e necessari: «Inizialmente, quando scrivo, mi concentro sul contenuto che sto cercando di comunicare e sull’emozione che mi attraversa. E’ come se stessi dipingendo un quadro espressionista. Successivamente, però, rileggo e correggo ogni singola parola, cercando di curare tanto la forma quanto il contenuto emotivo».

In un panorama artistico e sociale diviso tra chi ostenta citazioni forbite e chi rifugge la riflessione per paura di risultare poco spontaneo, Manca sceglie una terza via: quella dell’autenticità che passa per il lavoro sulla parola. «Quando ho accettato qualsiasi conseguenza del mio agire, è stata una liberazione. Amo scrivere perché ti dà la possibilità di creare qualcosa che è profondamente tuo». È un approccio quasi pittorico quello dell’autore con i suoi versi, che non si limita a descrivere un’emozione ma la proietta all’esterno costruendo un mondo che la contenga. «Mi sono sempre concentrato sulle mie sensazioni interiori, usando la poesia anche per elaborare alcuni eventi particolarmente delicati». Nella sua Prefazione, Francesco Gazzè - autore e compositore, fratello del noto cantante Max Gazzè - descrive una poesia capace di colpire il cuore istantaneamente: «Ogni breve poesia di questa breve silloge somiglia parecchio a certi scatti fotografici d’autore che sanno immortalare istanti eterni vissuti veramente, quelli che fanno sobbalzare il cuore d’istinto, a prima vista».

L’opera non offre verità assolute, ma pone domande. È un invito a guardare attraverso il proprio oblò, accettando l’imperfezione come parte integrante del viaggio. «Al lettore chiedo ciò che si è meno disposti a concedere: tempo, profondità, vulnerabilità. Eppure, credo che la condivisione di emozioni autentiche, ognuno con il proprio vissuto personale, sia ciò che ci rende davvero umani». “Camera con Oblò” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ per me motivo di orgoglio e grande gratificazione - commenta l’autore -. Lo considero un punto di partenza, un’occasione per fare esperienza e confrontarmi. E, naturalmente, cercherò anche di godermi il momento».

 

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