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Mimmo Lucano, crollano quasi tutte le accuse: condanna ridimensionata a solo un anno e sei mesi

In primo grado l’ex sindaco di Riace era stato condannato ad oltre tredici anni, in appello la procura aveva chiesto oltre dieci anni

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Nuovo capitolo della vicenda giudiziaria Xenia sulla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti a Riace. La storica esperienza calabrese, celebrata per anni anche dalla stampa internazionale e diventato un modello, era stata spazzata via dall’inchiesta giudiziaria che ha visto principale accusato Mimmo Lucano, l’ex sindaco del comune. La Rai aveva anche realizzato una fiction su Riace e il suo modello, dopo l’inchiesta Xenia è stata bloccata la messa in onda ed è poi sparita completamente dall’orizzonte dei palinsesti del servizio pubblico.

In primo grado Lucano, principale imputato del processo, era stato condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione e a pagare 700.000 euro. Nelle motivazioni di quella sentenza era riportato che Lucano non aveva tratto nessun profitto economico personale dalla gestione dei progetti, agendo per quel che è stato definito «bieco calcolo politico».

Al termine del dibattimento in Appello la procura aveva chiesto la condanna a 10 anni e 5 mesi. Poco fa è arrivata la sentenza, richieste dell’accusa fortemente ridimensionate e Lucano condannato solo ad un anno e sei mesi. Gli altri imputati sono stati tutti assolti dai giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria. 

Condanna con pena sospesa, quindi, per l’ex primo cittadino di Riace – costretto alle dimissioni dopo l’inchiesta Xenia – e il ridimensionamento della condanna, meno di un decimo delle richieste dell’accusa, in attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria attestano il crollo di quasi tutte le accuse, le più gravi. 

 

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