Parco Verde di Caivano, nome che sembra evocare un paradiso ed invece appare un inferno. Il complesso di case popolari si affaccia su una delle piazze di spaccio più grandi d’Italia, teatro di gang e clan che si spartiscono nel degrado affari criminali. Narcotraffico in primis ma non solo. E luogo in cui l’orrore ha sconvolto l’Italia già anni fa quando fu assassinata la piccola Fortuna Loffredo, vittima di abusi assassinata a 6 anni gettandola dal balcone di un palazzo.
In questi giorni al centro della cronaca c’è lo stupro di gruppo avvenuto a Palermo e l’efferata violenza emersa dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da molti organi di stampa. Caivano, si è appreso nelle scorse ore, è stato luogo di un analogo disumano crimine nel luglio scorso. Due ragazzine di 13 anni sono state vittime delle violenze di una gang di coetanei e ragazzi più grandi. Lo stupro di gruppo è avvenuto all’interno di un capannone a poca distanza da uno dei luoghi abituali di ritrovo di spacciatori e tossicodipendenti.
«Un adolescente ha saputo della violenza via social e ha trovato il coraggio di parlare con i genitori» ha dichiarato l’avvocato di una delle due vittime, riporta l’edizione online di Repubblica. «Di questa vicenda se ne parlerà per qualche giorno, forse per qualche settimana ma poi queste due povere ragazze si porteranno dentro questo trauma per tutta la vita, vivranno questo dolore con le loro famiglie» ha dichiarato il parroco don Maurizio Patriciello, sacerdote noto per le sue battaglie contro la “Terra dei Fuochi” e le eco camorre, ad Avvenire.
«Mi dispiace dirlo ma questo è un quartiere che non doveva mai nascere: qui sono state ammassate tutte le povertà. E poi cosa si è fatto?» ha affermato don Maurizio intervistato dal quotidiano della CEI. Un tema quello dell’emarginazione sociale ed edilizia comune a tanti territori italiani. In cui sono presenti quartieri noti come “zona 167” dove il numero indica la legge del 1962 sull’urbanistica e l’edilizia popolare. Che ha portato alla nascita di interi quartieri di case popolari diventate, purtroppo, nei decenni veri ghetti sociali in cui imperversano degrado e criminalità anche mafiosa. Nel quartiere Villa del Fuoco di Pescara, noto come Rancitelli e da decenni teatro di degrado e di una delle piazze più grandi d’Italia del narcotraffico e del racket, nella primavera scorsa è stato contestato ad alcuni arrestati per la prima volta l’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Don Patriciello nell’intervista ad Avvenire lancia un grido d’allarme sull’emergenza educativa, su una societ in cui si è rinunciato ad educare. Crescendo generazioni che hanno ben altri modelli di riferimento, modelli negativi, violenti, spesso criminali. Tra questi, come sottolineato anche dalla ministra Roccella durante il meeting di Rimini e al centro di denunce e battaglie in vari Stati del mondo e in Italia solo di alcune associazioni femministe, la diffusione tra i minori della pornografia. «La pornografia è ormai una vera emergenza, ma cosa si fa?» chiede affranto il sacerdote.

