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Accadde Oggi: La strage di Bologna

Storia di vittime e carnefici

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Mirella ha 36 anni, è sposata ed è mamma di un ragazzo di 14 anni. Vive a Bologna e lavora in un'azienda di nome Cigar, che qualche mese fa l'ha trasferita dalla sede alla stazione centrale a quella in via Marconi. L'è stato chiesto per qualche ragione di tornare all'ufficio alla stazione, e Mirella è contenta: potrà finalmente rivedere le sue colleghe e amiche. In barba alle leggi aziendali, stanno chiacchierando.

John e Catherine, invece, hanno 22 anni, sono laureati all'Art Court di Birmingham e hanno deciso di intraprendere un viaggio per l'Europa, zaino in spalla. Sono i classici turisti: blu lo zaino di lui, rosso quello di lei, macchina fotografica al collo e lo sbatacchiare degli arnesi da campeggio appesi ai moschettoni. Stanno passeggiando nella stazione, pensando a quale sarà la loro prossima tappa.

Giuseppe è un elettricista barese di 18 anni, è partito con uno dei suoi dieci fratelli per andare a trovare degli amici a Rimini. Ha conosciuto delle ragazze straniere la sera prima, e insieme al fratello ha galantemente deciso di accompagnarle alla stazione a Bologna. Giuseppe si sta affrettando al binario, suo fratello e gli amici sono rimasti indietro.

Iwao ha 20 anni, è di Tokyo e studia in una delle più esclusive università del Giappone. Ha ottenuto una borsa di studio per l'Europa ed ha già visitato Roma e Firenze. E' brillante e metodico, se ne sta seduto su una panchina, e sta scrivendo sul suo diario. "2 agosto: sono alla stazione di Bologna. Telefono a Teresa ma non c’è. Decido quindi di andare a Venezia. Prendo il treno che parte alle 11:11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c’è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando"

Ci sono persone che non si incontrano mai, ma che per qualche ragione, hanno un destino simile.

E destino simile hanno avuto Mirella, John e Catherine, Giuseppe e Iwao, che il 2 Agosto del 1980 alle 10:24 stavano vivendo le loro vite di sogni e quotidianità, e alle 10:25 non c'erano più.

Loro sono solo cinque delle 85 persone rimaste uccise dall'esplosione di una bomba composta da 23 kg di esplosivo e 5 di tritolo, lasciata in una valigia abbandonata che nessuno avrebbe mai potuto notare. Era posta in un angolo, posizione che ne ha malignamente aumentato l'effetto: l'esplosione ha investito tutto, treno compreso, e ha completamente annientato la vita di chi era in prossimità.

Erano gli anni di piombo, il periodo della guerra fredda, il periodo degli scontri in piazza tra polizia e manifestanti. Bologna fu il punto di non ritorno della strategia del terrore: ci si era spinti troppo oltre.

Furono arrestati due persone facenti parte del movimento Neofascista, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, considerati gli effettuatori materiali della strage. Per tanto tempo si è data la responsabilità a questi gruppi di estrema destra, nonostante le prove di collusione tra mafia e servizi segreti deviati. Nel 2020, poi, un po' di verità è venuta alla luce.

Il tribunale di Bologna ha condannato un certo Paolo Bellini, ex pentito della 'ndrangheta, che avrebbe agito per conto di Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi (tutti appartenenti alla loggia P2) come mandanti, finanziatori e organizzatori della strage. Ovviamente, al processo non c'erano imputati: l'ultimo a morire è stato Gelli, nel 2015.

I piduisti sono stati accusati anche di depistaggio: le stragi dovevano essere attribuite ad un fantomatico gruppo terroristico estero, e non ai neofascisti assoldati nella strategia del terrore. Gli atti terroristici dovevano diffondere paura, insicurezza e straniamento, tanto che i cittadini avrebbero accettato, giustificato e addirittura auspicato svolte politiche autoritarie

Terribili attentati, senza motivo e senza rivendicazione, ai danni di persone comuni, cittadini senza colpe. Stragi di stato, perpetrate da gente che ha a cuore solo i propri loschi scopi.

A Bologna morirono 85 persone, e dalla fine degli anni '60 all'inizio degli anni '80 ne morirono 350, migliaia i feriti, per mano del terrorismo italiano.

E' spaventoso pensare che tutto ciò sia successo solo pochi decenni fa

Quella volta non ha funzionato e, anche se dopo troppo tempo, i colpevoli (alcuni, almeno) sono stati identificati,

Ma se ci riprovassero? Saremmo capaci di accorgercene in tempo?

E se l'avessero già fatto? Se questa volta le vittime fossero morte silenziosamente, da sole in un letto, e non tutte insieme in una stazione affollata? 

Nella speranza che nulla del genere possa succedere di nuovo, oggi dedichiamo un pensiero a chi come Mirella, John e Catherine, Giuseppe e Iwao ha perso la vita nella Strage di Bologna, e a tutti quelli la cui vita è stata sacrificata per favorire gli scopi indegni di chi pensa di essere superiore.

  

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