Minacce e ritorsioni. Chiama un numero trovato di un sito di incontri e diventa vittima inerme di uno stalker ed estorsore

pubblicato il 07/11/2019 in Cronaca
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L’obiettivo? Farsi consegnare dei soldi, pena la diffusione di false notizie a sfondo sessuale e di foto compromettenti della stessa vittima. L’estorsione ha preso la piega anche della minaccia, arrivando persino a promettere la morte del ragazzo la cui unica colpa è aver risposto a un annuncio.

Ha denunciato le questioni ai carabinieri e ora sta indagando la Procura di Venezia. La storia è nata nell'aprile scorso; ad oggi gli episodi sono sempre più frequente, infatti le condotte si starebbero aggravando, tanto da diffondere nei vari siti web immagini con le peggiori infamie, da truffatore a pedofilo. Le ha provate tutte contro il suo carnefice, rivolgendosi anche a un esperto di reputazione fondata da Cristian Nardi, l’agenzia che in un secondo momento si era offerta di rimuovere alcuni video diffusi online di Tiziana Cantone, morta suicida per un filmato girato nel web senza il suo consenso. ​

"Eppure”, spiega Cristian Nardi, “ci troviamo davanti al teatro dell’assurdo e del paradosso dove chiunque nascosto dietro una tastiera può facilmente pubblicare notizie, foto, video, scrivere commenti diffamatori calpestando privacy e reputazione di un individuo o di una azienda che esso sia”.

Aggiunge:

“Quando si parla di web si parla di un universo sconfinato, un terreno dove tutto è teoricamente possibile, un mondo virtuale fuori controllo per certi versi. ​

Molte volte per poter cancellare un commento diffamante o una calunnia, bisogna rivolgersi ai colossi del web che non tengono sempre conto degli effetti devastanti che tali informazioni possono causare: difficoltà di trovare occupazione, perdita di autostima, depressione, oltre all’affetto domino che tali informazioni possono avere sul web. ​

Anche se, in termini di legge sono stati fatti molti passi avanti, resta prioritario individuare le responsabilità degli amministratori che pubblicano contenuti illeciti, mentre per la vittima il fattore tempo diventa determinate, e molte volte non coincidono con i tempi della giustizia. La dura battaglia che sta facendo MariaTeresa Giglio, madre di Tiziana Cantone, ci insegna molto, sempre in prima linea per cercare di dare un volto, una tracciabilità a tutte quelle persone che commettono reati informatici, una lotta all’identificazione degli indirizzi IP.​

Intanto Il giovane impiegato si è dovuto rivolgere anche al consulente della reputazione, per garantire la sua reputazione nel web.

"Sto vivendo nell'inferno, sono stanco e non nego di aver pensato al suicidio più volte”, continua il giovane veneziano, “sta rovinando la mia vita e nessuno mi aiuta, ho rivolto il mio ultimo appello al Presidente della Repubblica, vivo nel terrore di cedere, la mia vita è rovinata nessuno lo ferma ".

Cristian Nardi, il reputation manager assieme al suo staff sta lavorando sodo. Intanto è partita ufficialmente la diffida nei confronti di Google.

LETTERA DELLA VITTIMA

Carissimo stalker, chi ti scrive questa lettera è, suo malgrado, una tua vittima, una persona onesta che ha avuto l'onore per te ed il disonore per lui di conoscerti. Sei stato e sei tutt'oggi per me un incubo, non ci siamo mai conosciuti di persona ma sono stato un tuo bersaglio, una tua preda, una preda pronta per essere il tuo martire: circostanza di cui godi perché altrimenti non trovo spiegazione alcuna. Centinaia di chiamate a tutte le ore della notte, le palpitazioni, il terrore l'angoscia. Tu, pur di annientarmi, le stai provando tutte, sei arrivato al punto di diffondere delle mie foto con i peggiori epatiti, e le peggiori diffamazioni. Eppure nessuno ti ferma, ormai una mano non basta per contare tutte le denunce che ti ho fatto tutte le chiamate di aiuto che ho fatto alla polizia eai carabinieri. L'unica persona a cui devo ancora rivolgere la mia richiesta di aiuto è Dio, ho scritto alla magistratura, ho scritto anche al Consiglio della Magistratura, ma nulla, tu sei ancora libero di collezionare e torturare le tue vittime, ed io sono una di quelle, uso il plurale caro stalker. Sì perché purtroppo i giornali molto spesso hanno parlato delle tue condotte delle tue minacce delle persone che hai cercato di annientare con le tue parole con le tue frasi con i tuoi gesti. Io sono ancor qui, più forte di prima, non ti nascondo che alle volte mi fai cadere le lacrime dalla rabbia e dal nervoso, non nego che a causa delle tue condotte hai realmente cambiato le mie abitudini di vita, ma ti assicuro che fin che avrò fiato, combatterò affinché la giustizia italiana ti possa bloccare, me l'hai già detto che mi avresti sparato in bocca, che mi avresti ucciso. Ecco, caro stalker, io combatto conto di te, combatterò contro di te, purtroppo la Giustizia Italiana è troppo lenta! Io non capisco cosa stia aspettando per bloccarti, forse attende che ci scappi un morto. Spero solo che un giorno tu non mi possa togliere la voce, perché fin ché avrò voce combatterò con ogni mezzo, ma forse la magistratura attende la mia, o di qualche vittima, morte per bloccarti.

Ora caro stalker non mi resta che attendere di leggere dai giornali o che qualche chiamata mi dica che tu sei stato arrestato, che sei stato messo in carcere, a quel punto potrò dire che il mio incubo è finito. Cara Magistratura, voglio rivolgere a te questo ultimo mio pensiero Innanzitutto per ringraziare gli uomini e le donne delle forze dell'ordine per la loro disponibilità, però ti chiedo la cortesia di intervenire di aiutarmi e di aiutarci. Noi vittime di questo elemento meritiamo aiuto, prima che possa scapparci il morto, spero caro magistrato che tu non stia aspettando proprio questo per intervenire.

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