Il Generale Pellegrini racconta di mafia e di legalità

Prima giornata XXIV premio Borsellino

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 17/10/2019 in Cronaca da maria luisa abate
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maria luisa abate

Il 17 ottobre, presso i locali dell’Officina del Gusto, dell’Istituto Alberghiero di Pescara, per il XXIV Premio Borsellino, testimoni e relatori sono stati: il Generale dell’Arma dei Carabinieri Angiolo Pellegrini, Comandante della Sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985; il Procuratore Aggiunto di Pescara Anna Rita Mantini e La Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Pescara 10 Stefania Petracca.

Molti gli ospiti presenti: i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, il sindaco Carlo Masci, il Vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari, Daniela Puglisi per l’Ufficio Scolastico Provinciale, e l’ex sindaco Marco Alessandrini,

Numerosi gli studenti presenti sia dell’Alberghiero sia delle classi della scuola media Montale Carducci, e le docenti di riferimento del Premio Borsellino Rosa De Fabritiis, Renata Di Iorio e Rossella Cioppi

A salutare e presentare l’evento la Dirigente scolastica Alessandra Di Pietro che nel ricordare che il Premio Borsellino terminerà il 26 ottobre nella manifestazione che vedrà i tanti premiati di questa edizione ha detto:

“La cultura deve essere alla base della vita ed essere presente in ogni settore. La cultura delle legalità è contrapposta alla subcultura dell’illegalità che deve essere combattuta quotidianamente e la scuola lancia un’importante sfida assumendosi la responsabilità di portarla avanti con le altre istituzioni formando anche una rete formativa tra le scuole di ogni grado. L’incontro non è solo per ricordare fatti drammatici accaduti, ma per ma di ricordare ai ragazzi che l’indifferenza, l’omertà, sono i grandi alleati dell’illegalità e della mafia”.

Il Generale Pellegrini, uomo di fiducia del Pool antimafia di Falcone e Borsellino, autore di alcune delle più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra, ha presentato il suo libro Noi, gli Uomini di Falcone – La guerra che ci impedirono di vincere.

“Per poter fare la guerra alla mafia occorre essere uomini liberi. – ha detto il Generale- raccontando alcuni episodi del lavoro svolto con il giudice Falcone e poi Borsellino- e per essere liberi non bisogna in alcun modo sottostare al potere della mafia che si esplica anche dopo “semplici” favori. Sono uno dei pochi rimasto vivo e senza denunce. Ho forgiato uomini per portarli sulle mie stesse idee di chi comanda e combatte la mafia. La mafia è sul tutto il territorio italiano europeo ed è importante sapere che cosa è la mafia per sapere come combatterla. La legalità parte dalla buona educazione che si deve apprendere in famiglia. Vado girando, ed ho circa 80 anni, per portare avanti le idee di legalità. Ogni volta che abbiamo un diritto da rispettare non dobbiamo bussare alle solite porte, non è giusto raccomandare una persona a danno di un’altra. Nel 1981 la mafia era diventata fortissima perché era sicura di poter ottenere tutto. La mafia era così ricca che pensava che con i soldi poteva fare tutto ciò che voleva. Era ricca per la droga che arrivava dall’America. Nel momento in cui ebbe la necessità di riciclare i soldi bussò alla porta del sindaco di Palermo e con Spatola Rosario, distrussero le bellissime ville Liberty esistenti per costruire con 4000 licenze edilizie rilasciate in una sola notte, palazzi di 15 piani. Quando la mafia bussò per far cadere il maxi processo non riuscendo nel progetto ci furono molte morti. La mafia uccise tutti quelli che indagavano e si scatenò una guerra che ebbe come obiettivo uccidere una persona al giorno. Uccisero tutti i capi diventando padroni di Palermo. Falcone, quando arrivò a Palermo, cominciò un lavoro diverso di quello fatto fin allora e sequestrò tutti i documenti contabili entrando nelle banche e nei c. correnti delle mafie. Falcone diceva di seguire i soldi, sequestrando conti correnti e assegni circolari. fu allora che venne creato il pull antimafia che consentii di arrivare al maxi processo. Ai ragazzi dico oggi di essere sempre liberi: non vi legate a nessuno per far valere i vostri diritti, fatevi rispettare ma sempre in modo legale, e quando non accade, ribellatevi, non diventate schiavi di alcuno, perché quando si chiedono favori o raccomandazioni, si diventa vassalli, siate orgogliosi di essere onesti, di non farvi corrompere. Siate orgogliosi della vostra libertà e non abbassate mai la guardia, perché la mafia c’è ancora, oggi è trasparente, invisibile, ha interesse che se ne parli sempre meno e intanto continua a operare, è quella che succhia il potere economico in tutte le regioni, non regala niente a nessuno e proprio perché è invisibile è più forte”.

Il professore e attore Oliva ha letto alcune pagine del libro scritto dal generale.

La dirigente Petracca ha voluto ricordare che quell’incontro è fondamentale ed è un’occasione per arricchire l’offerta formativa e che gli studenti hanno modo di confrontarsi con un importante testimone della guerra alla mafia.

Il sindaco Masci ha ricordato Borsellino come un indelebile ricordo nella memoria:

“ Ma soprattutto la consapevolezza di che cosa c’era dietro quella figura di magistrato, ovvero l’umanità, il coraggio, il legame con la famiglia, pensiamo che Borsellino è morto mentre andava a trovare la mamma una domenica a pranzo. Ma se la mafia ha ucciso i due magistrati, non ha ucciso le loro idee che devono continuare a camminare sulle gambe dei nostri ragazzi attraverso il rispetto della legge, ma anche del territorio, del nostro vicino, della comunità”.

Il Procuratore Mantini ha raccontato dell’esperienza della scorta che anche lei ha quando seguiva un’indagine in Abruzzo dove esiste un sistema mafioso scoperto a San Salvo

“La scorta -ha detto la Mantini- colpisce tutto il mondo degli affetti, la famiglia e mio figlio se ne vergognava. Nessun territorio può dirsi indenne dalla mafia, Abruzzo compreso. Il settore più a rischio d’infiltrazione mafiosa è proprio l’impresa del Turismo e Alberghiera dove più è difficile il controllo. I processi sull’ambiente sono processi di mafia e purtroppo l’Abruzzo ha il triste primato della megadiscarica di Bussi. Il processo ha avuto scarsi risultati. Avevamo solo 4 testimoni e solo uno ci ha raccontato come funzionava il sistema, come i rifiuti pericolosi venivano trasferiti da Porto Marghera in Abruzzo. La fabbrica era la vita e non si poteva raccontare di come i treni arrivavano di notte e di come venivano interrati i rifiuti, a mano, pur nella consapevolezza che tutti si sarebbero ammalati di tumore. La mafia nasce dove lo Stato è manchevole nel riequilibrare le diversità economiche e sociali”.

Il vicepresidente del Consiglio Regionale Domenico Pettinari ha commentato che:

“anche la politica deve legiferare di più e meglio per dare a gli inquirenti gli strumenti per lavorare. Il caso Bussi è stato possibile perché c’è stato chi si è voltato dall’altra parte e la necessità del lavoro ha prevaricato la legalità e i diritti dei lavoratori”.

A chiudere Marco Alessandrini che ha detto che la politica deve fare tanto insieme ai cittadini.

Infine Daniela Puglisi, dell’Ufficio Scolastico Provinciale ha dichiarato salutando i presenti:

“Il dovere della scuola e degli studenti è quello di onorare la memoria di Falcone, di Borsellino e di tutti i martiri della mafia, ricordando le parole di Borsellino, quasi un testamento: ‘Se i giovani negheranno il proprio consenso, anche l’onnipotente mafia sparirà come un incubo”

Gli studenti dell’Alberghiero hanno chiuso la manifestazione leggendo alcune frasi di Giovanni Falcone.

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