Mio figlio sta morendo in carcere”: l’appello di una madre per Gianluca Morana, 32 anni
Ci sono storie che non dovrebbero esistere. Eppure esistono, scorrono silenziose tra le pieghe delle istituzioni, si consumano lontano dagli occhi di tutti. Questa è una di quelle storie.
Arriva da una madre di Pachino, che ha trovato il coraggio di scrivere per dare voce a suo figlio, Gianluca Morana, 32 anni. Un ragazzo fragile, con una diagnosi chiara: disturbo bipolare e disturbo borderline. Una fragilità certificata anche da una perizia psichiatrica che lo ritiene non compatibile con il regime carcerario.
Eppure Gianluca è detenuto da 14 mesi nel carcere di Cavadonna.
Una condizione incompatibile ignorata
Secondo quanto riferisce la madre, la valutazione psichiatrica è netta: Gianluca non dovrebbe stare in carcere. Dovrebbe essere trasferito in una struttura sanitaria adeguata, dove ricevere cure e assistenza.
Ma questo trasferimento non è mai avvenuto.
Nel frattempo, la situazione è precipitata.
Il peggioramento: malattia, ricovero, abbandono
Ad agosto Gianluca è stato ricoverato all’ospedale di Siracusa. Durante la detenzione avrebbe contratto l’epatite, aggravando ulteriormente un quadro clinico già fragile.
Da allora, secondo il racconto della madre:
- Non gli sarebbero stati effettuati esami del sangue per mesi
- Continuerebbe a ricevere una terapia impostata ad agosto, senza aggiornamenti
- Le sue condizioni fisiche sarebbero drasticamente peggiorate
“L’ho trovato di colore olivastro”, racconta la madre.
“Vomita tutte le notti. Sta malissimo. È spento.”
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni.
Un grido che chiede ascolto
Quello che emerge non è solo un caso sanitario. È una richiesta urgente di intervento.
Una madre che teme il peggio.
Un ragazzo di 32 anni che, secondo una perizia, non dovrebbe essere lì.
Una situazione clinica che appare critica e non monitorata adeguatamente.
La richiesta è semplice, diretta, umana:“Mio figlio deve essere aiutato, deve essere curato, ricoverato immediatamente per capire le sue condizioni.”
Oltre il caso: una responsabilità collettiva
Questa storia non riguarda solo Gianluca Morana.
Riguarda il modo in cui vengono gestite le fragilità psichiatriche all’interno del sistema penitenziario.Quando una diagnosi stabilisce l’incompatibilità con il carcere, il mancato trasferimento non è solo un ritardo burocratico: può diventare un rischio concreto per la vita.
L’appello
Questo articolo nasce per dare voce a chi, oggi, non riesce a farsi sentire.
Alla politica.
Alle istituzioni sanitarie.
Alla magistratura.
A chiunque abbia il potere di intervenire.Non si tratta di opinioni, ma di una richiesta urgente di cure e tutela.
Perché nessuna madre dovrebbe arrivare a temere di perdere un figlio così.
E nessun ragazzo dovrebbe essere lasciato indietro quando ha bisogno di essere curato.La storia di Gianluca Morana chiede attenzione. Adesso.

