La sopravvissuta più anziana dell'Olocausto ha compiuto 110 anni e continua a suonare il pianoforte, grazie al quale si salvò la vita. "Sono certa di essere una delle persone più felici del mondo", dice Alice Herz-Sommer a chi va a trovarla nella suo piccolo appartamento di Londra per farle gli auguri.
Nata a Praga nel 1903, la Herz-Sommer era una pianista avviata ad una carriera internazionale. Da bambina aveva conosciuto Gustav Mahler e aveva suonato Beethoven per Franz Kafka ad una cena di famiglia. Dopo l'invasione nazista della sua città nel 1939, le fu vietato di suonare in pubblico in quanto ebrea. Continuò ad esercitarsi in casa fino al luglio 1943 quando fu catturata dai nazisti assieme al marito Leopold e il figlio Rafi di 6 anni. Furono tutti condotti nel campo di concentramento di Theresienstadt. Ed è qui che la musica le salvò la vita. Molti comandanti di lager nazisti amavano fare sfoggio di orchestre di musica classica composte da prigionieri, anche per motivi di propaganda. Così accadde anche a Theresienstadt. Alice suonò oltre 100 concerti nei 21 mesi di prigionia, senza spartiti e su un vecchio piano. Non solo questo le evitò il trasferimento ad Auschwitz, ma l'aiutò anche a mantenere viva la speranza. "La musica era il nostro cibo, grazie alla musica siamo rimasti vivi", raccontò più volte.
Decine di migliaia di persone morirono di stenti a Theresienstadt e più di 150 mila furono trasferite nei campi di sterminio. Fra questi ultimi vi fu anche il marito di Alice, Leopold, portato ad Auschwitz e poi a Dachau, dove morì di tifo. Alice e Rafi invece si salvarono e dopo la guerra emigrarono in Israele. Nel 1986 la Herz-Summer si è stabilita a Londra, dove vive tutt'ora. E malgrado le dita indurite dall'artite e le difficoltà nel leggere la musica continua a suonare a memoria i suoi pezzi favoriti.

