Acciaio: finestra sulla classe operaia, una voce per chi troppo spesso non ne ha

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pubblicato il 21/04/2017 in Costume e società da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

“Il mare e i muri di quei casermoni, sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlano contro.” Sono i casermoni di via Stalingrado a Piombino. Il libro di Silvia Avallone, Acciaio, è la storia difficile di due 14enni, di quanto l'adolescenza sia dura, di quanto l'ambiente possa contribuire a rendere tutto ancora più difficile. 

Avere 14 anni è difficile quindi: con tuo padre che non fa altro che spezzarsi la schiena nelle acciaierie, che danno pane e disperazione; case popolari in cui il massimo può essere una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina.

Le due protagoniste, Anna e Francesca, che si sono scelte tra queste mura, in cui manca il fiato e la voglia di vivere. Anna e Francesca che vivono l'adolescenza, l'esplosione della bellezza che non si può più nascondere, che ti fa decidere se stare dentro o fuori dalla società; una bellezza che può essere utilizzata, anche i maniera sbagliata. Lottano, ferocemente, con le unghie, con i denti, lottano fino alla fine. 

E poi arriva l'amore, quello sbagliato, quello di poche certezze, e l'amicizia invicibile tra le due va in frantumi, sanguina.

Una finestra su una classe operaia, considerata inesistente, una visione della vita, da chi troppo spesso non è menzionato sui libri di storia.

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