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Dalla passione di famiglia alla ricerca emozionale, Diletta Dossi porta a Venezia una nuova idea di stile

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A Venezia, nel prestigioso contesto internazionale della Mostra del Cinema, moda, creatività e personalità si incontrano dando vita a nuove occasioni di confronto e di espressione. Tra le protagoniste de “Il Gran Galà delle Celebrità c’è Diletta Dossi, stilista che ha trasformato una passione nata in famiglia in un percorso professionale fondato sull’ascolto e sulla valorizzazione dell’unicità.

La sua idea di moda va oltre il semplice concetto di abito su misura: ogni creazione nasce da un’attenta analisi della persona, dai suoi colori alle forme del corpo, fino alle emozioni e alla personalità che desidera raccontare attraverso ciò che indossa. Un approccio che Diletta definisce quasi una vera e propria “ricerca emozionale”, dove stile, armonia e sensibilità si incontrano per creare abiti capaci di parlare di chi li indossa.

Abbiamo incontrato Diletta Dossi per conoscere meglio la sua storia, la sua filosofia creativa, i progetti per il futuro e le aspettative legate alla partecipazione a un contesto internazionale come quello veneziano.

Benvenuta! Com’è nata la tua realtà imprenditoriale e qual è oggi la visione che guida il tuo lavoro? C’è un valore o un elemento che ritieni rappresenti maggiormente ciò che fai e che ti distingue nel tuo settore?

«La mia realtà imprenditoriale nasce dal desiderio di lavorare in proprio e di creare qualcosa di mio, un luogo in cui poter esprimere la mia passione, lasciare spazio alla creatività e realizzare qualcosa di unico e particolare, andando oltre il semplice concetto di moda e di stile.

La mia passione nasce da mia mamma, che fin da quando ero piccola mi confezionava gli abiti e mi ha trasmesso quest’arte meravigliosa. C’è poi anche un’esigenza personale che mi ha accompagnata nel tempo: quando andavo a fare shopping, infatti, spesso non trovavo esattamente ciò che desideravo. Volevo qualcosa di diverso, qualcosa che rispecchiasse davvero quello che avevo in mente.

Oggi la mia visione è quella di creare una moda che metta al centro la persona: abiti unici, pensati per raccontare, valorizzare e far emergere ciò che ognuno è realmente.

Quando lavoro con una persona non mi limito a seguire la mia idea. La ascolto, cerco di capire le sue esigenze, ma soprattutto cerco di percepire le sue emozioni e la sua personalità, perché sono proprio questi gli elementi che voglio riuscire a far emergere attraverso l’abito.

Parto dall’armocromia, quindi dall’analisi dei colori, passo al body shape e alle forme del corpo per capire come valorizzarle al meglio e, allo stesso tempo, mi lascio guidare dalle emozioni che quella persona mi trasmette.

Faccio un’analisi completa e poi costruisco. Per questo non parlerei semplicemente di un normale capo su misura, ma di una vera e propria ricerca emozionale, realizzata attraverso stile e armonia.

Mi piace anche dare consigli e, quando necessario, mettere dei paletti, anche in maniera molto diretta. Le persone hanno bisogno di essere guidate verso ciò che realmente le valorizza, perché a volte si rischia di scegliere qualcosa che si considera bello, ma che non valorizza davvero la propria figura.

Il mio obiettivo è quindi accompagnare ogni persona e aiutarla a trovare ciò che meglio si adatta al suo corpo e alla sua personalità, affinché possa sentirsi valorizzata e raccontata attraverso ciò che indossa.»

Guardando ai prossimi anni, quali sono gli obiettivi più importanti che ti sei posto? Ci sono nuovi progetti, investimenti o novità che puoi già anticiparci?

«Il mio obiettivo principale è vestire quante più persone “normali” possibile.

Lo diceva anche Giorgio Armani: i red carpet e gli eventi di gala sono sicuramente molto importanti e vanno sfruttati, ma c’è qualcosa di speciale nel vedere per strada una persona che indossa qualcosa di tuo nella propria vita quotidiana. Ancora di più quando sai di averla accompagnata nella scelta di un abito per una giornata importante della sua vita.

Questa sensazione non ha eguali, ha proprio un altro sapore.

Tra i miei progetti c’è sicuramente anche quello di aprire un negozio tutto mio, uno spazio in cui poter far vivere alle persone un’esperienza a 360 gradi: accoglierle, parlare con loro, conoscerle, comprenderne le esigenze e mostrare loro tutto il mio mondo.

Per la fine dell’anno ci sono già alcune novità. Dovrei realizzare degli abiti per una mini-cinepresa, che rappresenterebbe per me una nuova avventura professionale. Continuerò inoltre con le sfilate e, chissà, magari riuscirò ad arrivare anche a Parigi.»

Essere qui, in un contesto internazionale come la Mostra del Cinema di Venezia, significa anche incontrare persone, realtà e mondi diversi. Che cosa ti aspetti da questa esperienza e quali opportunità vorresti riuscire a trasformare in nuovi progetti per il tuo business?

«Sicuramente mi aspetto di acquisire nuovi contatti e di creare nuove collaborazioni. Sono molto aperta al lavoro in team e agli incontri con realtà e professionalità diverse.

In questo momento, per esempio, sto collaborando con mia cugina, che è parrucchiera. Spesso lavoriamo insieme e questo mi ha fatto capire quanto siano importanti le sinergie con professionisti che operano in settori complementari, come il make-up, la gioielleria o altri mondi legati, per esempio, al settore dei matrimoni.

Mi piacerebbe naturalmente anche avere l’opportunità di vestire qualche personaggio noto in altre occasioni importanti.

Ma soprattutto mi aspetto tanta visibilità: vorrei riuscire a far conoscere sempre di più il mio nome e portare il mio lavoro in contesti differenti, creando nuove opportunità e nuove collaborazioni.»

Il cinema, così come l’imprenditoria, nasce spesso da una visione, da un’idea e dalla capacità di trasformarla in una storia. C’è un film, un regista o un personaggio del cinema che ti ha particolarmente ispirato e nel quale ritrovi qualcosa del tuo percorso personale o professionale?

«Ovviamente Il Diavolo Veste Prada, che credo sia un po’ il comune denominatore di tutti coloro che amano la moda. Chi non lo ama?

Ricordo di averlo visto per la prima volta quando ero alle scuole medie e di essermene innamorata subito. Mi affascinavano le sfilate, i cambi di look, gli abiti e tutto quell’universo creativo. Ricordo di aver pensato che avrei voluto far parte di quel mondo a tutti i costi.

Successivamente, lavorando in diverse aziende, mi sono ritrovata spesso nelle situazioni raccontate nel film, perché per certi aspetti si vive davvero molto di ciò che viene descritto.

È per questo che mi sono sempre sentita molto vicina a quel film e, ancora oggi, rappresenta per me un riferimento importante, legato a quel primo sogno nato quando ero ancora ragazzina.»

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