Viale Mazzini, farsa dell'Ad Salini su taglio costi. Anzaldi (Iv): "Rai bengodi di sprechi e privilegi"

Ennesimo rinvio della stretta sul conflitto d'interesse di agenti e produttori esterni. "Ennesima presa in giro ai cittadini e al Parlamento"

pubblicato il 18/06/2020 in Consigli da Marco Zonetti
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Marco Zonetti

L'Ad Rai Fabrizio Salini, alias Sor Tentenna, colpisce ancora. L'ultima in ordine di tempo è il proclama sul giro di vite relativo al conflitto d'interesse di agenti e conduttori Tv, sul cui strapotere ci siamo ampiamente espressi in questi giorni analizzando il triopolio Lucio Presta-Beppe Caschetto-Simona Ercolani e le rispettive agenzie e case di produzione che fanno il bello e il cattivo tempo in Rai. Proclama che, come ci ha abituato l'Amministratore Delegato Rai in quota M5s, è tanto altisonante quanto inconcludente nonché smentito dai fatti, spesso in un battito di ciglia. 

Michele Anzaldi Deputato di Italia Via nonché Segretario della Commissione di Vigilanza Rai che tanto si è battuto contro il dilagare e l'incancrenirsi della piaga di cui sopra, indignato, commenta l'ultima prodezza del plenipotenziario del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. "Se le indiscrezioni di stampa verranno confermate" dichiara l'On. Anzaldi sull'Huffington Post, "la presunta “stretta” sui conflitti di interessi di agenti e conduttori in Rai sarebbe solo l’ennesima presa in giro per il Parlamento e per i cittadini che pagano il canone. A 3 anni dall’approvazione all’unanimità della Risoluzione in commissione di Vigilanza (presidenza Fico), a oltre un anno dalla Delibera Agcom che sollecitava il recepimento di quella direttiva, a 8 mesi dall’impegno ufficiale preso dall’amministratore Salini in Vigilanza sull’entrata in vigore del regolamento, che sarebbe dovuto partire dal primo gennaio scorso (oltre 6 mesi fa), saremmo di fronte all’ennesimo rinvio".

"Uno schiaffo al Parlamento" prosegue il Segretario, "che in ben due legislature diverse si è espresso all’unanimità di Camera e Senato chiedendo alla Rai l’immediato rispetto di un preciso atto di indirizzo della commissione competente. Come possono i presidenti Fico e Casellati tollerare una situazione del genere senza intervenire? In tutti questi anni abbiamo sempre sentito voci levarsi contro gli sprechi della Rai, contro i semi monopoli di agenti e società esterne, con i partiti unanimi nel chiedere l’eliminazione dei privilegi in Rai, ma alla prova dei fatti non cambia mai nulla. Sostenere, come pare voglia fare l’amministratore delegato, che la nuova policy sugli agenti entrerà in vigore tra 90 giorni, ovvero quando i palinsesti del prossimo anno saranno ormai ampiamente approvati, significa rinviare di un altro anno l’entrata in vigore delle nuove regole, perché se ne riparlerebbe solo con i palinsesti del 2022".

Una farsa, insomma, le cui conseguenze peraltro - aggiungiamo noi - si ripercuoterebbero sulla nuova gestione della Rai, visto che Salini e l'attuale CdA termineranno il mandato nel luglio 2021. Perché l’ennesimo rinvio? ci domandiamo assieme all'On. Anzaldi. Che dal canto suo aggiunge: "Peraltro è ancora da verificare se il regolamento Rai recepisca davvero tutte le indicazioni contenute nella Risoluzione della Vigilanza e nella Delibera Agcom. Mi aspetto che il presidente Barachini richieda al più presto copia delle nuove policy approvate dal Cda, per verificare se siano rispondenti al dettato parlamentare".

Il Segretario della Vigilanza Rai commenta poi amaramente: "E’ inutile che alla politica i cittadini chiedano semplificazione, snellimento della burocrazia, l’estensione del modello Genova sulla ricostruzione del Ponte Morandi a tutte le opere, se poi anche di fronte a indicazioni chiare, ripetute e all’unanimità di tutto l’arco parlamentare non succede nulla. Da 3 anni la Rai, un’azienda pubblica che amministra quasi 2 miliardi di euro dei cittadini, fa muro di gomma contro una precisa indicazione parlamentare finalizzata a eliminare sprechi, privilegi e ingiuste posizioni di vantaggio".

Tutto questo all'azienda pubblica che ha sede in Viale Mazzini complice l'arma poderosa del canone. "Grazie al canone imposto ai cittadini", illustra l'On. Anzaldi, "la Rai continua a rimanere un mondo a sé, un bengodi che in tutti questi anni non ha mai risentito di nessuna crisi, a differenza dei privati ma anche di tante amministrazioni pubbliche, e ha continuato ad assumere, a distribuire incarichi, a dare appalti, a prendere esterni pur avendo 13mila dipendenti interni, a distribuire promozioni (nei tg ci sono più graduati che redattori semplici, casi unico al mondo)".

Ma perché il Parlamento e la politica in tutti questi anni non sono riusciti a fare nulla, malgrado i molti tentativi da parte di parlamentari virtuosi e rispettosi dei cittadini? Semplice. "Ogni volta che la politica prova a riformare, a raddrizzare" rivela il Segretario della Vigilanza Rai, "c’è sempre un codicillo dietro cui nascondersi, un ricorso da presentare, un giudice del Tar pronto a intervenire per proteggere i privilegi di mamma Rai".

C'è un modo per arginare questo scempio perpetrato ai danni dei contribuenti? Secondo l'On. Anzaldi "la prima riforma da fare, per togliere ogni alibi anche ai super contratti faraonici e alla proliferazione degli appalti esterni, è eliminare la pubblicità dal servizio pubblico. Quasi due miliardi di euro di canone sono sufficienti per fare una vera tv di servizio pubblico. Con la scusa della pubblicità, invece, si rincorre il gossip, il sensazionalismo, senza neanche garantire un’informazione completa e corretta, vero compito fondamentale della tv pubblica".

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