Nel cuore del Rinascimento, tra le fitte pagine del Codice di Madrid II, Leonardo da Vinci annotava nel foglio 87r:
«Si conserveranno meglio se privati della corteccia e bruciati in superficie che in ogni altro modo».
Una frase discreta, quasi nascosta, ma dirompente per la sua modernità. Leonardo descrive qui la tecnica della bruciatura superficiale del legno — un metodo oggi al centro della ricerca sulla bioarchitettura sostenibile.
Il Codice di Madrid II, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Spagna, è uno dei manoscritti più tecnici e meno noti di Leonardo, ricco di studi su meccanica, ingegneria, architettura e scienza dei materiali. La Spagna ha avuto un ruolo fondamentale e insostituibile nella trasmissione del sapere leonardiano: non solo ha protetto fisicamente questi codici, ma ha saputo valorizzarli, studiarli e tramandarli, contribuendo in modo determinante alla cultura scientifica e artistica europea.
Grazie all’impegno di generazioni di studiosi spagnoli, l’eredità di Leonardo è rimasta viva, accessibile e fertile. La Spagna si conferma così non solo custode, ma anche interprete e promotrice di un patrimonio universale, capace di dialogare con il presente e ispirare il futuro.
La riscoperta di questa annotazione si deve a tre studiosi italiani:
- Annalisa Di Maria, esperta internazionale di Leonardo da Vinci
- Andrea da Montefeltro, biologo molecolare e scultore, specialista in analisi scientifico-comparativa e figurativa
- Lucica Bianchi, storica dell’arte e ricercatrice documentaria
Questa tecnica della bruciatura superficiale del legno presentava importanti benefici tecnici.
- Impermeabilizzazione: il calore sigilla i pori, impedendo l’assorbimento dell’acqua
- Resistenza al fuoco: lo strato carbonizzato agisce da isolante, rallentando la combustione
- Protezione biologica: la perdita di nutrienti rende il materiale inospitale a insetti e funghi
Leonardo intuì questa tecnica in un’epoca in cui la conservazione del legno si affidava a metodi passivi. La sua riflessione anticipa di secoli i principi della bioarchitettura moderna, fondata su durabilità e basso impatto ambientale.
Pur conoscendo Plinio, Vitruvio e Palladio, Leonardo non riprende da loro questa tecnica: si tratta di un contributo originale, frutto di osservazione e sperimentazione. Il Codice di Madrid II mostra un Leonardo sistemico, che non si limita ad assorbire il sapere, ma lo rielabora e lo applica.
Il manoscritto descrive anche:
- Specie legnose: quercia, castagno, frassino, tiglio, ontano, salice
- Essiccazione naturale: tronchi lasciati “sopra le radici”
- Applicazioni architettoniche: castagno e faggio per strutture
- Impieghi musicali: acero e tiglio per strumenti
La tecnica leonardiana trova un sorprendente parallelo nella tradizione giapponese dello Shou Sugi Ban (焼杉), documentata circa due secoli dopo. Questa convergenza — sviluppata indipendentemente — è una testimonianza dell’ingegno umano universale. Il dialogo ideale tra la visione sistemica di Leonardo e la profondità spirituale giapponese esalta entrambe le culture, riconoscendo nello Shou Sugi Ban un patrimonio tecnico e simbolico di altissimo valore.
Dalla Spagna al mondo: la rinascita di un sapere
Oggi architetti e designer impiegano la bruciatura superficiale per soluzioni ecocompatibili, facciate ventilate e arredi urbani. Università e centri di ricerca confermano l’attualità di un’intuizione nata oltre cinque secoli fa. Questa riscoperta è una lezione di sostenibilità, innovazione e memoria. Leonardo ci insegna che il futuro si costruisce anche riscoprendo il passato, e che la conoscenza — se custodita e condivisa — può diventare ponte tra epoche, culture e discipline. Grazie alla Spagna, oggi possiamo riaprire quelle pagine e restituire alla contemporaneità una visione che unisce scienza, arte e spirito universale.

