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Roma - FOCUS sull'Africa subsahariana

Re Abdulla II e Giorgia Meloni co-presiedono il Processo di Aqaba sul contrasto al terrorismo e all’estremismo violento in Africa occidentale

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Si è svolto a Roma, presieduto dal Re Abdulla II di Giordania e copresieduto dal nostro Presidente del Consiglio on. Giorgia Meloni, la riunione del Processo di Aqaba, focus di contrasto al fondamentalismo e al terrorismo islamico, creato nel 2015 dal Re di Giordania, che prende il nome da  Aqaba (al-Aqaba), unica città portuale giordana sita in un territorio storicamente conosciuto come Idumea, abitato anticamente dagli idumei, popolazione di religione ebraica, discendenti da Esaù, una cui dinastia, quella erodiana, regnava, sotto protettorato romano, il Regno di Giuda, ai tempi di Gesù

Fine del focus, al quale hanno partecipato oltre trenta delegazioni, tra i quali i Presidenti di Ciad, Nigeria, Paraguay e Sierra Leone, il Presidente del Consiglio del Togo, il Presidente del Consiglio Nazionale  dell’Algeria, nonché diverse delegazioni a livello ministeriale, e di organismi internazionali (NATO, Unione Europea e Unione Africana) oltre a esponenti delle varie intelligence e vertici militari è quello di coordinare le strategie di contrasto all'estremismo islamico jihadista. 

Il focus di Roma ha riguardato l'Africa, in particolare la vasta regione subsahariana, dove a causa della debolezza dei vari governi, delle tensioni etniche, della povertà diffusa e del degrado ambientale ha visto, da un lato la crescita esponenziale dei movimenti armati islamici che, soltanto dal 2019 ad oggi hanno causato la morte di oltre 155.000 persone, molte delle quali appartenenti alle martoriate e dimenticate comunità cristiane africane (ma in Italia si pensa ai musulmani uccisi dagli israeliani a Gaza ma non importa nulla dei cristiani massacrati da Boko Haram in Nigeria ...) e dall'altro colpi di Stato favoriti dalla crescente avversione popolare al neocolonialismo politico-finanziario francese che ha lasciato spazio alla Cina e alla Russia di colmare i vuoti, vedi la presenza dell'Afrika Corp (Ex Wagner)  russa  a supporto della sicurezza di alcuni Stati quali il Burkina Faso, il Mali, la Libia (Governo di Tobruck), Repubblica Centrafricana, Niger e Mali. 

Tra i presidenti presenti a Roma per il vertice, segnaliamo Bola Ahmed Tinubu della Nigeria, dove opera il gruppo terrorista islamico di Boko Haram, affiliato allo Stato Islamico (ISIS) e responsabile di migliaia di uccisioni, incendi, sequestri di persona e pulizia etnica ai danni dei cristiani negli Stati nigeriani del nord. Con forte presa tra le popolazioni di etnia hausa (popolazione islamica sunnita formata da circa 100 milioni di persone, distribuite in una quindicina di Stati), soltanto questo movimento è responsabile dell'aumento della violenza jihadista  in Niger, Ciad e Camerun. 

I movimenti jihadisti subsahariani, che controllano oggi buona parte del Sahel, sono un problema anche per l'Italia in quanto responsabili, oltre che della violenta etnica, religiosa e politica, del contrabbando e del traffico dell'immigrazione clandestina in Europa, vista anche come un veicolo di islamizzazione del vecchio continente. 

E' pertanto interesse anche del nostro Governo quello di collaborare al coordinamento delle strategie messe in atto al fine di contrastare i fenomeni dell’estremismo islamico, analizzando, in particolare, l’azione per eliminare il finanziamento del terrorismo contrastando il nesso con la criminalità organizzata transnazionale, i traffici di droghe, armi ed esseri umani.

Il Presidente del Consiglio on. Giorgia Meloni, si è confrontata con gli interlocutori sul nuovo paradigma nelle relazioni con l’Africa attraverso il Piano Mattei con l’obiettivo di affrontare le cause profonde dell’instabilità e del terrorismo attraverso investimenti sul capitale umano e su uno sviluppo sostenibile. Il Presidente Meloni si è anche confrontata sulle strategie di contrasto al nesso terrorismo-crimine, portando l’esperienza italiana non solo nel contrasto al terrorismo, ma anche alle mafie e ai trafficanti di esseri umani e di stupefacenti. 

L'opera dell'Italia, che ha proposto un piano per la crescita  e lo sviluppo economico tramite il Piano Mattei è particolarmente apprezzata dai Paesi africani, anche perché il nostro Paese non è visto, al pari di altri (vedi la Francia) come Nazione predatoria e neo-coloniale, ma come un Paese amico che vuole collaborare per risolvere i fin troppi problemi che affliggono l'Africa e che sono da un lato un pretesto e dall'altro la causa dell'aumento del radicalismo islamico e della violenza jihadista.

Filippo Ortenzi

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