Ocse, lunga vita agli italiani

Il nostro Paese al top sul fronte dell’aspettativa di vita

pubblicato il 07/11/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il logo dell'Ocse (con l'acronimo nella versione inglese)

Italia felix nell’ambito dei Paesi dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

II nostro, infatti, è il 4° Paese per aspettativa di vita. Un cittadino italiano, in base al rapporto elaborato dall’Organizzazione, può aspettarsi di vivere, mediamente, fino a 82, 8 anni anni: meglio di noi (ma non molto meglio, oggettivamente) solo la Svizzera con 82,9, la Spagna con 83,2 e il solto, longevo Giappone con 83,4 anni.

Ma c’è il rovescio della medaglia: e riguarda la qualità della salute con cui si arriva in tarda età. Sotto questo profilo la soglia indicativa, in realtà, non è 82 anni ma 65: e i dati attestano che gli indicatori dello stato di forma, per tale età,  purtroppo sono tra i più bassi d’Europa.

Per quanto riguarda la spesa sanitaria generale (pubblica e privata, esaminate congiuntamente), l’Italia con l’8,8%, si trova di un soffio sotto la media Ocse dell’8,9% (il che ci fa guadagnare il 18° posto in un gruppo di 34 Paesi). Bisogna tenere conto che negli anni dal 2011 al 2014 c’è stata una diminuzione progressiva di tale voce di spesa, che ha raggiunto il culmine nel 2013 con un -3,5%.  Questo spiega perché nel computo dei posti letto per la lunga degenza ospedaliera, si evidenzia un 18,9% ogni mille abitanti, assai al di sotto della media Ocse che è del 49,7. In linea con il trend appare anche il numero dei posti letto per la degenza ordinaria.

Tuttavia, analizzata a parte, la sola spesa sanitaria pubblica, con il 6,8% si colloca invece  al di sopra della media Ocse (6,6%), e dunque, per ciò che riguarda questo particolare versante, saliamo di due gradini in graduatoria.  

Nelle pieghe dei numeri si coglie anche qualche rilevamento che ha il sapore della curiosità: ad esempio, una persona su 10 rinuncia a curarsi i denti. Si registra inoltre un alto tasso di obesità tra i bambini e un consumo di alcol e di tabacco pericolosamente eccessivo tra i giovani. Allarme anche sul fronte dell’assistenza anziani e su quello delle prevenzione delle malattie trasmissibili: si può fare di più, e meglio.

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