Il violento attacco a un giovane portiere, colpito da un genitore avversario, ha scosso profondamente il mondo dello sport. L'aggressione a un giovane portiere da parte di un genitore avversario rappresenta un gesto di violenza inaccettabile che mina le fondamenta stesse dello sport giovanile. L’Assessore Regionale alla Cultura della Lombardia, Francesca Caruso, ha reagito con una dichiarazione forte e chiara, definendo l'episodio "una coltellata all'anima dello sport". Tale dichiarazione coglie perfettamente il dramma di questo episodio. Le sue parole non sono un'esagerazione, ma un'accurata descrizione della tragedia che si è consumata su un campo da gioco. L'anima dello sport giovanile risiede nel divertimento, nel rispetto e nella crescita personale, valori che l'atto di un adulto violento ha tradito. Lo sport, specialmente tra i più giovani, dovrebbe essere un luogo di crescita, educazione e fair play, non un campo di battaglia dove la frustrazione degli adulti sfocia in violenza fisica. L'incidente a Collegno non è solo un atto criminale, ma un tradimento dei valori che lo sport incarna: il rispetto, la lealtà e la sana competizione.
L'anima dello sport tradita. L'appello all'azione: "Dobbiamo agire, insieme, ora"
L'Assessore Caruso non si è limitata a condannare l'accaduto, ma ha lanciato un accorato appello all'azione. "Dobbiamo agire, insieme, ora" non è uno slogan, ma un grido di allarme. L'episodio di Collegno non è un caso isolato, ma l'ennesima manifestazione di una cultura sportiva tossica, in cui la vittoria a tutti i costi ha soppiantato il fair play. L'appello a un'azione congiunta è essenziale, poiché la responsabilità non può ricadere solo sulle istituzioni o sulle federazioni sportive. Le famiglie, gli allenatori, i dirigenti e gli stessi spettatori devono unirsi per creare un ambiente sicuro e positivo. È necessario intensificare gli sforzi educativi, a partire dai genitori, spesso i primi a proiettare le proprie frustrazioni sui figli e sugli avversari. Si devono inasprire le sanzioni per chi commette atti di violenza, garantendo che episodi simili non restino impuniti.
Una responsabilità verso le nuove generazioni
La dichiarazione dell'Assessore si conclude con una frase che ci interroga tutti: "Lo dobbiamo a quel ragazzo e a tutti i nostri figli". Questa è la parte più importante del suo messaggio. Dobbiamo garantire che i nostri figli possano praticare sport senza paura, in un luogo dove l'insegnamento del rispetto e della disciplina prevalga sulla violenza e l'aggressività . Proteggere i giovani atleti è un dovere morale e sociale. L'episodio di Collegno deve essere un punto di svolta. È il momento di unire le forze e ristabilire i valori fondamentali dello sport. Lo dobbiamo a quel ragazzo che ha subito una violenza inaudita e a tutti i giovani che sognano di giocare in un campo da calcio, non in un'arena di battaglia.

