Perchè l'est Europa dice no all'accoglienza

Una ricerca di eminenti studiosi individua i motivi del rifiuto dei profughi da parte dei paesi dell'Est Europa

pubblicato il 03/09/2015 in Attualità da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

Gli studiosi ed esperti di politica estera e ricerca dell’Est Europa si sono coordinati per individuare  molti motivi  che inducono i paesi di questa area ad essere così ostili ai  rifugiati. 

In Polonia  le emozioni negative sono state recensite dai ricercatori dell’Istituto Polacco di Relazioni Internazionali (PISM). I clichés riscontrati sono circa una decina : " non ci sono soldi e spazio,  «minaccia terrorista ,  la Polonia  è troppo povera ,  l'islam porta violenza ,   la società polacca  deve preservare la sua omogeneità,  Il  multiculturalismo non funziona  , i migranti prendono il lavoro ai polacchi  o ancora «la Polonia deve accogliere per primi i rifugiati ucraini"  questo ultimo argomento è stato del resto usato anche dal nuovo presidente conservatore Andrzej Duda. I principali partiti politici sono allineati con l’opinione pubblica e inoltre pesa su questa linea di pensiero il fatto che i paesi dell’Est non abbiamo un passato coloniale li rende di fatto impermeabili alle richieste di aiuto dei paesi nordafricani come Libia e Siria. A questo si aggiunge che il razzismo storico contro gli ebrei , giudicato ormai politicamente scorretto , cerca un altro soggetto e l'arafobia sta prendendo il suo posto. 

Il primo ministro polacco  Ewa Kopacz a a questo riguardo lunedì ha annunciato che la Polonia è prossima a rivedere il numero dei rifugiati da accogliere . Un aggiustamento che non mancherà di pesare sulla riunione dei capi di governo dell’europa orientale a  Praga, i cechi, slovacchi  e gli ungheresi consolidando il fronte del no alle quote europee.

Numerosi leader occidentali hanno criticato questa presa di posizione tra cui anche la cancelliera tedesca Angela Merkel e la Francia.
"I cechi hanno paura dell’ignoto " ha dichiarato una sociologa dell'Accademia delle scienze di Praga, Yana Leontiyeva, molto critica con l’allarmismo dei media.
Yana Leontiyeva, ha rilevato che in febbraio un u sondaggio mostrava che i cechi erano abbastanza aperti all’accoglienza dei rifugiati, in giugno il  70 % si dichiarava decisamente contrario.

Anche la vicina  Slovacchia è ostile rileva il  ricercatore  Abel Ravasz, che mostra  come i sondaggi  facciano chiaramente capire che gli slovacchi non si interessano minimamente al problema  e lo stesso primo ministro slovacco Robert Fico, ha  affermato che  Bratislava  non sarà mai d’accordo con le quote dei migranti. 

Più al nord la  Lituania, che è una società più omogenea con un’esperienza limitata di integrazione non europea , il professore dell’università di  Vilnius, Kestutis Girnius, ammette e deplora la paura esagerata degli ambienti politici lituani di vedere il modello sociale cambiare, prospettiva, lo stesso timore  che provoc auna reazione violenta dei bigotti.

 Quanto alla Lettonia , questa accetterebbe più facilmente di aprire le sue porte se la metà dei rifugiati arrivasse dall’Ucraina. 
In Estonia l’opinione non è poi diversa . Un ricercatore  dell’Istituto di Scienze Politiche de Tartu, Andres Kasekamp, ritiene che il ricordo dell’occupazione sovietica e dell’immigrazione russa giochi un ruolo importante nel recente rifiuto dell’accoglienza.

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