Dopo che il governo turco di Recep Tayyip Erdogan, nel novembre 2011 trasformò in Moschea la Chiesa di Santa Sofia di Nicea (attuale Iznik) dove 1700 anni fa si svolse il primo Concilio Ecumenico della Cristianità, e nel luglio 2020 la Basilica di Santa Sofia di Costantinopoli (attuale Istanbul) nel più assoluto silenzio dei governi occidentali e, purtroppo, anche dello Stato Città del Vaticano, un’altra realtà cristiana, anch’essa ortodossa, sta per essere soppressa ed espropriata da un Governo Islamico con il quale l’Italia intrattiene ottime relazioni: l’Egitto.
Si parla del più antico monastero cristiano esistente, sorto intorno ad una cappella votiva fatta erigere sulle pendici del Monte Oreb, dove Mosè parlò con Dio (episodio del roveto ardente - vedi Es. 3,2-6) e dove, secondo la tradizione, ricevette il Decalogo (Esodo, capitolo III) da sant’Elena nel 328.
Tra il 527 e il 565 l'imperatore Giustiniano (san Giustiniano I, imperatore per le Chiese Ortodosse) fece realizzare accanto alla cappella un primo nucleo che prese il nome di «monastero della Trasfigurazione».
In seguito, egli fece fortificare il monastero dotandolo di una cinta muraria per difenderlo dalle incursioni dei predoni e finanziò la produzione delle prime icone.
Chiamato successivamente Monastero di Santa Caterina (greco antico: Moní tís Agías Aikaterínis) perché vi è custodito il corpo di Santa Caterina di Alessandria, nel 2002 è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO per la sua architettura, le sue preziosissime icone (oltre 2.000), i suoi numerosi manoscritti (oltre 4.500 in varie lingue, tra i quali la più antica Bibbia esistente) che ne fanno la più grande raccolta al mondo dopo il Vaticano.
Il Monastero, dove vivono una ventina di monaci è anche sede della Chiesa Ortodossa Autonoma del Sinai (sotto il Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme) e il suo abate ha il titolo di Arcivescovo di Choreb (terra della desolazione o territorio semidesertico del Sinai), Sinai e Raithu (El-Tor capoluogo del Governatorato del Sinai del Sud) ed è la guida spirituale degli ultimi cristiani greco-ortodossi del Sinai (appena 800 su 620.000 abitanti).
In detto Monastero soggiornò anche Maometto e, per detta ragione, i governi musulmani (arabi, mamelucchi, fatanidi … ottomani) lo hanno sempre rispettato, ma il Governo dei Fratelli Musulmani aveva iniziato le procedure legali per l’esproprio e l’espulsione dei monaci ortodossi.
Nonostante il generale Abdel Fattah Al-Sisi, presidente-dittatore filo-occidentale abbia messo fuori legge i movimenti fondamentalisti islamici (in primis i Fratelli Musulmani), forse per ingraziarsi la maggioranza musulmana della popolazione e per trasformare il Monastero in un Museo attrazione e hub turistico per i danarosi villeggianti cristiani ha deciso quello che neppure i Califfi Islamici e l’ISIS (che ha molti fiancheggiatori e simpatizzanti tra le oltre venti tribù beduine del Sinai) hanno fatto perché ne sempre rispettato la presenza. Uniche condanne all’arbitrio egiziano sono venute dall’arcivescovo Ieronymos, primate della Chiesa Ortodossa di Grecia e dall’arcivescovo Erpidio Foro d’America e l’unico Stato che ha protestato, dimostrandosi sensibile alla difesa della cristianità minacciata è stato la Grecia. Ferma protesta è stata elevata da Sua Beatitudine Filippo I. Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana che ha affermato: “Quanto sta succedendo in Egitto, dove il Governo Al-Sisi sta sopprimendo la plurimillenaria presenza cristiana nel Sinai, espropriando il Monastero di Santa Caterina, fatto costruire dall’Imperatore Giustiniano intorno ad una cappella votiva fatta erigere da Sant’Elena, mamma dell’imperatore Costantino, situato sul monte Oreb dove Mosè ricevette da Dio i 10 Comandamenti è un fatto gravissimo che dovrebbe indignare tutti coloro, siano credenti che laici, che hanno a cuore la difesa della libertà religiosa. Chiediamo al Governo Italiano, erede spirituale di quella Res Publica Christiana che ha visto Roma quale capitale dell’Impero e dell’Ecumene Cristiano, di intervenire con le autorità della Repubblica Araba d’Egitto affinché venga salvaguardato il rispetto della comunità greco-ortdossa del Sinai e non proceda all’espropriazione del più antico monastero cristiano del mondo, quello di Santa Caterina sul monte Oreb, dove hanno vissuto San Giovanni Climaco, San Nilo in Sinaita, San Gregorio del Sinai ecc. e dove ha avuto origine il movimento mistico meditativo conosciuto come Esicasmo. La profanazione di un luogo sacro, che per secoli ha rappresentato un ponte di pace tra cristiani, musulmani (ha dato ospitalità allo stesso Maometto) ed ebrei è un fatto gravissimo e lo Stato Italiano, anche in considerazione che ogni anno numerosi italiani, contribuiscono al turismo del Sinai (vedi Sharm el-Sheikh), deve intervenire per difendere un patrimonio dell’Umanità, un antichissimo luogo di culto e, al contempo, la libertà religiosa e la pacifica convivenza tra popoli, etnie e religioni”
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