Tolto il figlio a Martina Levato

A Martina Levato è stato tolto il figlio appena nato. La ragazza insieme al nuovo fidanzato sfregiò un ex in una cerimonia di purificazione per il figlio che aspettava e che avrebbe dovuto colpire tutti gli ex.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 17/08/2015 in Attualità da Lorenzo Fantacuzzi
Condividi su:
Lorenzo Fantacuzzi

A Martina Levato è stato tolto il figlio appena nato. La ragazza insieme al nuovo fidanzato sfregiò un ex in una cerimonia di purificazione per il figlio che aspettava e che avrebbe dovuto colpire tutti gli ex, proprio per “far nascere nella purezza “il figlio.

“Mostruoso! Come si fa a togliere un bambino alla propria madre dopo che lo ha portato in pancia per nove mesi?” Ha gridato la mamma di Martina Levato alla decisione del pm di togliere il bambino alla figlia. “Quella che è avvenuta è un’atrocità – replica Patrizia Ravasi, la nonna paterna – Martina è stata condannata solo in primo grado. Non farle vedere il bambino è una lesione dei suoi diritti fondamentali.”

Nessuno dei parenti prossimi, né la nonna materna – allontanata prima del parto – né la nonna paterna, hanno potuto assistere al parto. Come pure il padre del bambino, Alessandro Boettcher, che nei giorni scorsi aveva chiesto di essere presente all’evento. I giudici avevano rigettato la domanda. Come rigettata è stata la domanda di Martina di trascorrere ai domiciliari i primi sei mesi della vita del figlio con lui.  Motivazione del rigetto da parte dei giudici: il rischio di “reiterazione del reato”.

Né la mamma né i nonni quindi, potranno vedere Achille, questo il nome che i genitori avrebbero voluto dare al loro figlio. Dimessa dall’ospedale, Martina sarà trasferita all’Icam, la struttura milanese per madri detenute con figli piccoli. Nei prossimi giorni, i giudici dei minori dovranno decidere se il neonato possa stare con la madre all’Icam o debba invece essere adottato da un’altra famiglia. Una soluzione, fortemente avversata dai nonni che hanno più volte detto di volersi far carico del bambino.

«Ci sono crimini commessi da persone che per crudeltà, capacità di dissimulazione, dimostrazione di socio e psicopatia, di trasformazione della realtà nel suo contrario, per progettualità diabolica, per mancanza dimostrata di qualsiasi consapevolezza e ravvedimento, infine perché sono recenti che escludono ragionevolmente la possibilità di allevare un figlio lasciandolo indenne». Come spiega la giornalista Maria Giovanna Maglie.

«Penso allo stato mentale in cui hanno concepito il figlio e deciso di tenerlo - dice la psicanalista Simonetta Bonfiglio -. Credo che la società debba farsi carico della tutela del bambino e dargli la possibilità di iniziare la vita senza così pesanti ipoteche».

In verità una decisione non è stata ancora presa, scartato anche l'affidamento ai nonni materni, viste le gravissime dichiarazioni del padre che si affretta a definire mostruosa la decisione del giudice ma sulla figlia mai ha espresso un giudizio critico né rivolto un pensiero doveroso alla vittima.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password