Nagasaki, quel secondo fungo atomico

Settanta anni fa lo sgancio della seconda bomba nucleare sul Giappone

pubblicato il 09/08/2015 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Perché quella seconda bomba? Se Hiroshima interroga ancora  se sia stato necessario o no usare l'atomica contro il Giappone, Nagasaki domanda il motivo di scatenare ancora l'energia nucleare contro l'Impero del Sol Levante.

Fat Man, la bomba sganciata su Nagasaki tre giorni dopo la caduta di Little Boy su Hiroshima, esplose a 550 metri d'altezza sopra il complesso militare industriale della città, sprigionando una potenza di 25 chilotoni – contro i 16 di Little Boy – e facendo almeno 74.000 vittime, di cui tra le 20.000 e le 39.000 furono istantanee.

Un obiettivo strategico certo, la città di Nagasaki, con il suo importante centro industriale ma tale da giustificare un secondo fungo atomico sul Giappone?

Forse, perché il paese, anche se già al collasso da tempo, non aveva ancora capitolato nonostante la devastazione radioattiva di tre giorni prima e precedentemente si apprestava a difendere il suolo della sua isola principale a tutti i costi, pronto ad immolare gran parte della popolazione civile per questo e facendo impallidire la Volkssturm – la milizia popolare nazista di Adolf Hitler creata con anziani e ragazzini per l'estrema difesa tedesca – pronti a creare un bagno di sangue peggiore del D-Dayin caso di sbarco.

O forse perché una nuova guerra, non calda ma fredda, era già alle porte ed era necessario dimostrare di avere non solo un'arma sperimentale ma un arsenale atomico già pronto per essere usato.

Certo è che esattamente settant'anni fa un secondo fungo atomico si è alzato sul Giappone, un atto di forza che fece capitolare l'Impero nipponico ma sopratutto la divinità dell'imperatore, che contrariamente a quello che in molti chiedevano decise di umiliarsi, scendendo dal trono per salvare quello che rimaneva del suo paese.

La storia ci ha consegnato un tragico evento, segnato dalla potenza atomica di cui ancora in molti, se non tutti, ignoravano gli effetti a lungo termine ma insieme la grandezza di un uomo, che non si è rinchiuso in un bunker aspettando la fine ma ha affrontato le sue responsabilità.

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