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“L’odore dell’aria”, il romanzo che nasce dal gioco e dalla memoria | INTERVISTA

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Tra baci veri, foreste immaginarie e divinità pagane, Michele Tecchio firma un fantasy che unisce avventura e nostalgia. Una storia epica, costruita con gli amici, che nasce dalla necessità di dare ordine a immagini interiori e ricordi personali.

 

 

Michele, credi che l’idea di “L’odore dell’aria” sia sempre stata dentro di te? Magari, cercava solo un pretesto per uscire allo scoperto?

Assolutamente sì. L’ho vissuta esattamente come un turbinio di immagini e emozioni che hanno trovato sfogo in questo romanzo.

I personaggi principali sono costruiti su persone reali? Come li hai strutturati?

Sì, sono stati cuciti addosso ad alcuni miei amici che si sono gentilmente offerti volontari. Ho chiesto loro di provare ad immaginare il personaggio che avrebbero voluto essere e gli ho chiesto di provare a buttare giù qualche riga. Gli ho anche chiesto di scegliersi un nome. Poi ho preso tutto questo materiale e mi sono imposto di modificarlo il meno possibile nell’adattarlo alla storia. Per il resto ho aggiunto qualche peculiarità che mi sembrava rispecchiasse l’indole delle persone a cui i personaggi erano ispirati.

Il tuo fantasy ha un’estrema attinenza al reale? Dov’è l’elemento “magico”?

Il genere fantasy offre una libertà quasi assoluta e quindi bisogna stare attenti a non abusarne per non cadere nel grottesco. Ogni autore deve scegliere i propri confini, le barriere invalicabili che rendono coerente la storia. I miei sono stati: Il tempo, lo spazio, la morte e un basso livello di magia, la quale si manifesta come “favori” di Divinità pagane. 

È stato difficile trovare sempre la motivazione per portare avanti il progetto?

Ho scritto questo romanzo nell’arco di anni e i momenti di sconforto sono stati molti; più il lavoro cresceva e più diventava difficile giudicarlo in modo obiettivo. Mi sono trovato spesso sul punto di buttare via tutto ma poi sono stati i personaggi che avevo concepito insieme ai miei amici a pretendere un finale per loro e per la storia, come se vivessero di vita propria.

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