Giustizia postuma per un operaio della Colgate-Palmolive di Anzio: l’INPS è stata condannata per aver negato un riconoscimento del danno da amianto, ma lui muore prima di andare in pensione. Affetto da gravi patologie aveva finalmente ottenuto i benefici previdenziali.
Ora, una nuova sentenza fa luce sul dramma silenzioso dell’amianto: la Corte d’Appello di Roma ha accolto il ricorso presentato da un ex operaio dello stabilimento Colgate Palmolive di Anzio, affetto da enfisema polmonare e broncopatia a causa dell’esposizione prolungata all’amianto deceduto da pochi giorni per arresto cardiocircolatorio prima di andare in pensione. L’operaio, in servizio presso l’impianto dal 1988, ha lavorato nello stabilimento come addetto alla manutenzione in qualità di carrellista e, dal 2010, di manutentore in tutti i reparti, si era visto negare in primo grado dal Tribunale di Velletri i benefici previdenziali, pur in presenza di una consulenza tecnica d’ufficio medico-legale che aveva confermato il nesso causale tra la malattia e l’esposizione professionale.
Finalmente, con questa nuova pronuncia, l’INPS è stata condannata a riconoscere i 14 anni di esposizione certificata (dal febbraio 1988 al dicembre 2002), con il conseguente accredito delle maggiorazioni contributive: una decisione che avrebbe consentito finalmente al lavoratore di accedere al pensionamento anticipato, con rivalutazione economica della prestazione. Una sentenza che, nonostante il destino infausto dell’operaio, è fondamentale per tutti coloro che, pur sopravvivendo, convivono ogni giorno con gravi malattie da amianto, e rappresenta un precedente importante anche per chi vive ogni giorno con patologie respiratorie invalidanti dovute all'esposizione lavorativa.
A guidare la battaglia legale è stato l’Osservatorio Nazionale Amianto: “…..una sentenza di grande rilievo giuridico, purtroppo offuscata dalla scomparsa del lavoratore che ne avrebbe dovuto beneficiare. Il lungo iter processuale e la resistenza di INPS e INAIL hanno ritardato un riconoscimento che arriva solo dopo la sua morte. M.C. è deceduto, con ogni probabilità, a causa delle gravi conseguenze dell’esposizione all’amianto. Ora l’azione legale proseguirà in favore della vedova, che potrà ottenere un incremento della pensione – da circa 500 a 800 euro al mese – oltre alla rendita di reversibilità INAIL e al risarcimento per il danno subito."
Attraverso il suo Presidente, L’Avv. Ezio Bonanni, l’O.N.A. impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari, rilancia un appello urgente alle istituzioni: “Chiediamo, ancora una volta, la bonifica completa dei siti contaminati. Non è più possibile tollerare che si continui a morire o ad ammalarsi per colpa dell’inerzia. Ogni fibra inalata è un rischio per la vita.”

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