Dalla perdita all’equilibrio, passando per l’oscurità. La nuova raccolta poetica di Giuliodori si articola in tre sezioni che riflettono un percorso emotivo netto e sincero. Un invito a vivere il dolore fino in fondo, per poi lasciarlo andare e ritrovare il senso delle cose fuori da sé.
Bentrovato, Davide. I paesaggi della tua terra sono stati fondamentali per la scrittura de “Le stagioni del cuore”?
Buongiorno a voi. Sono molto legato alla mia regione, le Marche, quindi per la stesura di questa mia nuova raccolta poetica il mio territorio ha assunto certamente una grande importanza, anche perché, essendo il luogo dove sono nato e cresciuto, rappresenta per me una terra di identità e radici.
C’è un verso di qualche componimento che vorresti portare all’attenzione del pubblico?
Non c'è un verso o un componimento in particolare su cui vorrei che il pubblico si concentrasse: mi piacerebbe portare all'attenzione dei lettori la raccolta nella sua interezza, con tutte le sue caratteristiche emotive, introspettive e sentimentali.
Vorresti parlare della suddivisione della raccolta? Qual è il significato di ogni parte?
Rispondo a questa domanda con grande piacere. La prima sezione, "vento d'addio" è quella che apre la raccolta e in cui si parla del grande amore non corrisposto che ho vissuto, il quale ha alimentato la mia penna per la progettazione e la scrittura di questo libro. In questa sezione procedo a descrivere le emozioni che hanno accompagnato l'elaborazione e il superamento della vicenda. La seconda parte, "notte", è quella caratterizzata dai toni più oscuri, cupi e misteriosi, nella quale il dolore e la sofferenza (metaforicamente, quindi, la notte) vengono presentati come una sorta di passaggio obbligato da un evento doloroso alla rinascita (non a caso, anche Khalil Gibran, uno dei miei poeti preferiti, scriveva che per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte). L'ultima sezione, "guarigione" segna un metto cambiamento nei toni e nello stile: infatti, distogliendo l'attenzione da me stesso e spostando lo sguardo fuori, descrivo la realtà e la natura che mi circonda con uno stile molto più arioso e colorato.
Che valore ha la poesia all’interno della tua vita?
La poesia mi serve soprattutto come valvola di sfogo, ma anche per indagare sulla realtà e descrivere quello che vedo intorno a me. Il processo di scrittura è dettato dal mio stato d''animo: quando sono triste uso la poesia per mettere su carta e buttare fuori le mie emozioni, quando invece sto bene guardo fuori e parlo della natura e delle sue tante meraviglie.

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