Amianto, condannati ex dirigenti Pirelli

Tra essi il fratello di Veronesi

pubblicato il 16/07/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Grossi guai per la Pirelli

C’erano una volta gli stabilimenti della Pirelli alla Bicocca

La Bicocca, il quartiere milanese di frontiera che per molto tempo non fu Milano, ma Niguarda.  Lì, all’ombra del villino degli Arcimboldi, prosperarono le cattedrali del lavoro e della produzione a marchio Breda, Falck, Marelli e, naturalmente, Pirelli: in quella zona, infatti, gli industriali della gomma si erano trasferiti da via Fabio Filzi in Milano sin dal 1907.

Cattedrali del lavoro, certo, ma anche della morte: in mezzo e sopra le teste degli operai che, nelle interminabili navate di quei capannoni, trovavano quasi sempre un riscatto ad una condizione economica e sociale che non avrebbe consentito loro di vivere con dignità, si annidava un nemico mortale, penetrante quanto impercettibile. Lo si respirava, ma non ci si accorgeva di farlo. L’amianto. Anche detto asbesto

Non è, naturalmente, l’amianto in sé ad essere mortale, è la conseguenza che l’inalazione della sua polvere comporta: il mesotelioma pleurico, un tumore terribile perché incurabile. Una di quelle forme di cancro che ancora resistono, pervicacemente, a qualsiasi progresso della ricerca. Non può consolare il fatto che, a morire di mesotelioma, si emula un divo assoluto del cinema, Steve McQueen. Di certo non ha consolato i familiari degli operai della fabbrica Eternit di Casale Monferrato morti per esposizione all’amianto (il processo si svolse dal 2009 al 2014, e si concluse con la prescrizione).

Non ha consolato neppure i congiunti dei ventiquattro lavoratori della Pirelli Bicocca deceduti per le stesse ragioni di quelli della Eternit. Alcuni di quei parenti, giustamente, hanno esultato, quando mercoledì 15 luglio il Tribunale di Milano ha condannato a pene detentive oscillanti tra i sette e i tre anni undici ex dirigenti dell’azienda milanese: l’accusa per loro è quella di omicidio colposo. Conoscevano il pericolo al quale, tra gli anni ’70 e ’80 (in realtà in un periodo in cui Pirelli e gli altri colossi industriali stavano già migrando dal quartiere), erano esposti i loro dipendenti, ma tacquero la verità, considerandoli semplici braccia da mandare al macello.

I dirigenti condannati sono:  Ludovico Grandi, 4 anni e otto mesiGianfranco Bellingeri, 3 anni e 6 mesi; Gabriele Battaglioli, 3 anni; Piero Giorgio Sierra, 6 anni e 8 mesi,; Omar Liberati, 3 anni e 6 mesi; Gavino Manca, 5 anni e 6 mesiArmando Moroni, 3 anniRoberto Picco, 3 anni; Carlo Pedone, 3 anniLuciano Isola, 7 anni e 8 mesi, e, ultimo ma non certo ultimo, Guido Veronesi, fratello del celebre oncologo: per lui sei anni e otto mesi.

Il processo Pirelli ha avuto una prima tranche nel 2012; ad essa se ne è aggiunta una seconda, due anni dopo

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