di Andrea Cionci
13 Aprile 2005

Sabato 12 aprile 2025, il giornalista Andrea Cionci, autore dell’inchiesta bestseller “Codice Ratzinger” sulle dimissioni di Benedetto XVI, è stato ascoltato - come testimone - per circa quattro ore dal Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano.
Nel giugno 2024, l’autore, già collaboratore del quotidiano Libero, aveva depositato presso il Tribunale vaticano un’istanza in 100 pagine sulla “Nullità dell’abdicazione di Benedetto XVI”. Nel febbraio 2025, la prima istanza è stata corredata da un’integrazione aggiuntiva con le nuove acquisizioni sulla Declaratio di “dimissioni” di papa Benedetto.
In cinque anni di lavoro, producendo oltre 1200 articoli, 1600 podcast, 170 conferenze, Cionci ha documentato come papa Ratzinger non avesse mai abdicato, ma come la sua Declaratio, manipolata da ignoti nell’originale latino e nelle traduzioni in lingua straniera per essere offerta pubblicamente come abdicazione, fosse in realtà una “declaratoria di decisio” con cui il papa annunciava la sua prossima sede impedita e l’usurpazione del Papato da parte di un “manipolo di cardinali” autori di un “misfatto”.
Così emerge dalle traduzioni (mai contestate) realizzate da due noti latinisti, il prof. Gian Matteo Corrias, supportato dal prof. Rodolfo Funari. L’interpretazione giuridica della Declaratio è stata invece seguita dagli avvocati Costanza Settesoldi e Roberto Antonacci. I professionisti fanno parte del gruppo di studio coordinato dal giornalista.
“La sede impedita è uno stato di prigionia, confino, esilio del Papa – spiega Cionci – e se viene convocato un conclave a papa non morto e non regolarmente abdicatario, ma impedito, come avvenne nel 2013, l’elezione del Pontefice successivo è nulla e invalida come sancito dagli articoli 76 e 77 della costituzione Universi Dominici Gregis. Ne segue che papa Francesco non è un vero papa, ma un antipapa, come ce ne sono stati 40 nella storia della Chiesa, e tutto quello da lui realizzato in 12 anni è nullo”.
Nella ricostruzione dell’inchiesta, Benedetto XVI si sarebbe “sacrificato” sulle orme di Cristo, lasciandosi detronizzare, per consentire un’usurpazione controllata e fare in modo che poteri non cattolici all’interno della Chiesa potessero manifestarsi liberamente, in modo da essere poi espunti in modo definitivo.
“Benedetto XVI – continua l’autore – nel corso dei suoi nove anni da papa impedito ha fatto comprendere al pubblico la realtà del suo status canonico di sede impedita attraverso la “restrizione mentale larga”, concetto della teologia morale che consente di dire la verità in modo appena velato, quello stile comunicativo che ho individuato inizialmente come “codice Ratzinger”. Tale comunicazione sottile è imposta proprio dal canone 412 sulla sede impedita, dove si specifica che il vescovo, o papa, impedito non è in grado di comunicare liberamente. Grazie a una lettera postuma di papa Benedetto, diffusa dal giornalista Peter Seewald, ho anche riscontrato elementi che parlano di un verosimile attentato con psicofarmaci subìto da papa Benedetto nel 2012 durante il viaggio apostolico a Cuba. Ecco perché Benedetto affermò che al centro delle sue dimissioni vi fosse stata l'insonnia. Sono massimamente fiducioso nell’opera dei magistrati vaticani che, convocandomi a testimoniare su una questione così grave, hanno confermato la loro indipendenza e alta professionalità”.
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