Caso Yara: inizia il processo a Massimo Bossetti

Molte le troupe televisive fuori dal Palazzo di Giustizia di Bergamo

pubblicato il 03/07/2015 in Attualità da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

Molti i giornalisti, anche non italiani, che seguiranno il  processo per questo famosissimo e triste caso:  la tredicenne di Brembate  trovata uccisa a 3 mesi dalla sua scomparsa nel febbraio del 2011 in un campo di Chignolo d’Isola.

L’accusa è rappresentata dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, la   giuria è composta da due giudici togati e sei popolari. Assenti la madre e la moglie dell’imputato  e i genitori di Yara che ci saranno solo per alcune testimonianze.  

L'imputato vu​ole le telecamere in aula come ha scritto in una lettara: "voglio le telecamere. Voglio lottare perché questo processo si svolga esclusivamente a porte APERTE, così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall'accusa, perché non ho niente da temere o da nascondere". Sono invece contrari alla presenza delle telecamere il pm, Letizia Ruggeri, e il  presidente della Corte, Antonella Bertoja, secondo le quali non esistono i presupposti dell'accoglimento della richiesta del Bossetti.

Molte le prove a carico dell’ex muratore e la sua difesa si presenta molto difficile. La prova più difficile da giustificare è il Dna dell’imputato ritrovato sui pantaloni di Yara , e spiegare alla corte il motivo per cui il giorno della scomparsa della ragazzina, Bossetti sia stato  ripreso sul  furgone Iveco mentre girava attorno alla palestra di Brembate di Sopra. Un’altra spiegazione riguarda le sue frequenti ricerche in internet circa 'tredicenni vergini' o 'tredicenni'

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