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Chi sono i veri nemici della Grecia?

Nella partita con l’Europa il primo ministro greco non vuole perdere il sostegno della sua fragile maggioranza

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"La Grecia la culla della democrazia, deve inviare un messaggio clamoroso al  mondo."  Con questa dichiarazione il capo del governo greco ha liquidato i suoi colleghi europei che pure gli avevano proposto soluzioni stranamente concilianti e ha dimostrato di essere primo:  il campione indiscusso del voltafaccia e secondo, di non nessuna vera volontà di compromesso per evitare la rovina finanziaria al suo paese. Fondamentalmente però  dimostra di non avere più  i mezzi politici per imporsi a  una maggioranza che gli ha permesso di accedere al potere, una maggioranza   la più disomogenea, ideologica e diffidente nei confronti dell’Europa che si possa immaginare. 

Tsipras ha giocato con la pazienza dei suoi colleghi  UE, con l'idea che l'Europa non avrebbe permesso l’esclusione  del paese  che è la culla della sua stessa civiltà. Con lo stesso argomento la Repubblica ellenica 28 maggio 1979  entrò nell'Unione, pur essendo ben  lontana da aver soddisfatto i criteri necessari per l'ammissione.

Oggi questo paese che ha nascosto  i suoi veri conti da oltre trent'anni, annuncia dalla data dalle ultime elezioni  non solo di non accettare le riforme e buone regole di gestione che gli sono state proposte ma di imporre le proprie all’Europa. In realtà, Alexis Tsipras, che ha più volte denunciato il ricatto a cui è stato sottoposto è molto meno esplicito quando si trova davanti al parlamento di Atene.

Syriza, il partito  che ha vinto le elezioni, è una sorta di nebulosa di  19 partiti di sinistra e di estrema sinistra: trotskisti, maoisti, stalinisti, attiviste femministe, ambientalisti e perfino alcuni socialisti. Tsipras  è un ex comunista, che ha rotto  con il suo partito, perché lo  ha trovato troppo dogmatico. Ma è molto dogmatica, anche la sua "piattaforma di sinistra"  Panagiotis Lafazanis, 63,  Ministro della Ricostruzione, Ambiente ed Energia,  chiede il ritorno della Grecia alla dracma, notando che la Gran Bretagna ha mantenuto la sua sterlina e non se la passa male  "La comparazione non fa la ragione” dice il proverbio e ha ragione.

Tsipras deve anche fare i conti con Kotsias Nikos, 64, professore di scienze politiche e di ministro degli Esteri. Il diplomatico non è davvero un gran diplomatico: favorevole della violenza per cambiare la società, guida Tsipras ad avvicinarsi Putin e dimenticare l'Europa.   Tsipras deve tenere buono anche il ministro degli Interni, Nikos Voutsis, 64. Questo ex sindacalista ha spinto il primo ministro a reintegrare le migliaia di dipendenti pubblici che erano stati licenziati dal governo precedente nel quadro delle misure di austerità richieste da Bruxelles. Inutile dire che il nuovo piano proposto dagli europei, non gli si addiceva affatto.

Alexis Tsipras non ha ancora chiarito se consiglierà ai suoi sostenitori di votare si o no al referendum sulle proposte di riforma avanzate da Europe e dalle istituzioni monetarie. Ma nonostante il grande passo verso l'ignoto per la Grecia in caso di  voto negativo, deve ricordarsi che il primo ministro greco, da quando è entrato in carica, ha sempre sacrificato i suoi legami con l'Europa per mantenere la fragile unità della sua coalizione. Non pare una mossa lungimirante.

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