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La speranza non è l'ultima a morire: un pantalone rosa e il coraggio di essere se stessi.

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Bastava sentire le voci al bar: “c’è la mamma di Andrea”, “la mamma del ragazzo con i pantaloni rosa”.
Teresa Manes è una mamma che alle spalle porta il nome di suo figlio.
 
Non sapevo che una lavatrice, a parte lavare e ogni tanto sbiadire i vestiti dopo un lavaggio sbagliato, potesse scatenare l’inferno.
Non lo sapevo io e non lo sapeva Andrea, quindicenne, dopo aver indossato dei pantaloni sbiaditi ed esser andato a scuola.
 
Basta guardare qualche foto di Andrea per notare la bontà fatta in persona, pronto a chiedere scusa anche quando non c’è niente da scusarsi, un ragazzo con un coraggio così ingenuo e sfacciatamente puro da esser diventato bersaglio. Prima a scuola, poi online, “solo” perché aveva indossato dei pantaloni rosa, che a quanto pare erano abbastanza per ridicolizzarlo, come se un colore potesse definire una persona, come se la libertà di essere se stessi fosse un errore da punire.
Di Andrea rimangono troppi ricordi ma la più bella cosa è che questi sono racchiusi nel sorriso e nelle parole vere di mamma Teresa.
 
È ovvio che lei, con quel sorriso che oscilla tra il dolore e l’amore, continuerà a lottare perché la storia di Andrea insegni al mondo a essere un po’ più gentile, un po’ più umano.
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