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Dal consumo familistico al vino in anfora ai piedi della Maiella, a Casoli si innova nella tradizione

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Siamo a Casoli, piccolo comune nella provincia di Chieti annoverato tra i “borghi più belli d’Italia” che sorge ai piedi della Maiella. Tra le colline del medio Sangro scorgo una struttura moderna, incastonata perfettamente nel paesaggio dai colori variegati ed alle cui spalle si erige in tutta la sua possenza la montagna.

Ad accogliermi Concezio Tilli, il suo sorriso ed il suo sguardo pieni di soddisfazione sono cementati dall’umiltà con cui minimizza il proprio contributo aziendale. A partire dalla chiacchierata iniziale emerge, al contrario, il suo essere solida base e propulsiva spinta gentile all’entusiasmo ed all’impegno dei gemelli Piercarmine e Sara saldamente al timone dell’azienda di famiglia.

Vengo catturato dalla struttura della cantina, nella parte esterna sembra rappresentare un proiettore capace di guidare il nostro sguardo verso la Maiella, internamente nell’elegante e risoluta sala degustazione prende con forza la scena la grande finestra capace di incorniciare l’imponente massiccio montuoso.

Un “quadro” che regala una immersione continua nell’ambiente circostante.

La famiglia Tilli affonda le sue radici in questi terreni a partire dagli inizi del Novecento, possiamo definirli alla terza generazione. Nel medio sangro la zootecnia e l’olivicoltura hanno rappresentato l’espressione prevalente di impegno nel settore primario. I Tilli non facevano eccezione, relegando la produzione di vino al fabbisogno del consumo familiare.

La grande frammentazione in piccoli lotti, la crisi profonda del settore zootecnico legato al crollo del prezzo del latte, il processo di industrializzazione e l’arrivo di Fiat in val di sangro, la trasformazione di un territorio capace di diventare traino del Pil  abruzzese, le masse contadine diventate metalmeccanici, un lento spopolamento delle aree interne, l’abbandono lento dei terreni visti come fatica e sopravvivenza e non come fonte di reddito ed impresa. 

Questi i mutamenti che hanno pervaso per decenni questa parte di territorio della provincia teatina.

Piercarmine Tilli cresce in una famiglia in cui per il padre l’attività agricola non fu quella primaria, fin da piccolo vive la campagna come svago e divertimento. Terminate le scuole medie si iscrive al prestigioso istituto agrario di Ascoli e prosegue il percorso universitario ad Ancona nella facoltà di viticultura ed enologia.

E’ la forza della scelta formativa a farci appassionare a una storia diversa.  La partenza nell’amore per la propria terra a cui si aggiunge un percorso tecnico perseguito con determinazione. E’ questo aspetto di competenza a rappresentare il vero salto di qualità per la nuova generazione di viticoltori abruzzesi . Un ritorno alla terra con i giusti approfondimenti, la voglia di sperimentare ed investire.

Lo stereotipo di Fontamara “appiccicato” alla nostra Regione non è stato superato diventando serbatoio di vino per le regioni del Nord; occorre il coraggio di chi sceglie di investire sulla propria formazione e sulla sua professione. E’ l’unico processo necessario per il nostro Abruzzo e la provincia chietina in particolar modo.

Nel 2008 i primi impianti di vigneto, nel 2010 le prime 3000 bottiglie, Piercarmine decide di trascinare la sorella gemella Sara. Ingegnere gestionale presso l’università di Parma, sceglie di rientrare in Abruzzo occupandosi a tempo pieno di marketing e commercio. 

Due anime aziendali diverse interpretate da Sara e Piercarmine a cui si aggiunge la presenza costante di papà Concezio. Un’unione familiare solida, una forte passione per la propria terra, una struttura aziendale sorta vicino casa per rafforzarne i legami.

Circa undici ettari di superficie vitata , composti da più appezzamenti con varie esposizioni e composizioni minerarie a prevalenza argillosa. Sistema di allevamento a controspalliera, alta densità di  viti per ettaro (oltre 4000),potature severe in vigna con una produzione che si attesta su circa 100 q.li/ha.

Agli autoctoni abruzzesi Montepulciano, Pecorino, Trebbiano si aggiungono gli internazionali Merlot, Viognier e Sauvignon. La scelta di lavorare gli autoctoni in purezza come monovarietali per esaltarne le caratteristiche di tipicità.

La curiosità e la sperimentazione hanno condotto l’azienda Tilli a destinare una parte del loro progetto alla lavorazione in anfora. Tecnica enologica diversa rispetto la realtà del territorio.  Un vino che è un ritorno alle origini, un’innovazione che trova nell’antichità la sua anima più profonda. In origine non c’era vino senza anfora: in terracotta i vini nascevano, si affinavano, venivano trasportati sulle navi di persiani, greci e romani da una sponda all’altra del mare. Come spesso succede, per guardare avanti basta tornare alle origini. Oggi alcuni vini in anfora sono probabilmente i più moderni, per le loro caratteristiche organolettiche e per la visione che esprimono. L’anfora riesce infatti a permettere una costante micro-ossigenazione, senza cedere alcun sentore e preservando l’aspetti identitario del vino.  L’opportunità di lunghissimi affinamenti e vinificazioni estreme.  L’anfora tuttavia non è adattabile ad ogni azienda. Il vino è sempre nel pensiero di chi lo fa. Il ricorso modaiolo può creare spiacevoli sorprese.

Le due anfore scelte in modo meticoloso da Piercarmine non sono rivestite internamente, costruite e mano e non armate. La fermentazione avviene in acciaio e successivi 16 mesi in anfora. Il bianco in anfora è un blend tra sauvignon al 70% e viognier al 30%, il rosso in anfora montepulciano in purezza. La ricerca di eleganza senza interferire con un lento processo di evoluzione.

Il bianco possiede un esplosivo bouquet aromatico in cui emergono frutta a polpa gialla e saudenti fiori bianchi. In bocca un sorso fresco sospinto da una decisa impronta sapida che stimola la beva.  L’abbiamo immaginato abbinati a dei “cascigni e fagioli” un piatto semplice tipico della terra abruzzese che prevede l’uso di una pianta spontanea.

Il rosso montepulciano in anfora mantiene le caratteristiche primarie di freschezza, in bocca frutti di bosco scuri e colpisce un cenno rusticità dato da un vibrante tannino. Lo attende ancora un lungo affinamento in bottiglia; aspetto di tornare ad assaporare per capirne evoluzione, prospettive di abbinamento ed una maggiore ampiezza al naso. 

L’anfora rappresenta un po' la pietra filosofale per la famiglia Tilli, ne identifica la grande attenzione in vigna, la cura delle uve, la meticolosità nel processo di vinificazione e chiarezza nella ricerca di autenticità espressiva. 

“Innovazione dalla tradizione”, uno slogan che indica una storia dalle radici profonde ma dalla giovane età costitutiva, dall’entusiasmo di raccogliere le novità senza stravolgerne i connotati,  un vino pensato in un paesaggio incontaminato sotto la Maiella che fa della sua linearità il miglior grimaldello. 

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