Fa capolino tra gli scaffali delle librerie il romanzo d’esordio di Marco Paolucci, "L’inchiesta del croupier", edito dal marchio editoriale Rossini Editore, del Gruppo Editoriale Santelli.
Pubblicato poco prima dell’estate, questo giallo investigativo promette di catturare l'attenzione degli appassionati del genere. L’opera d’esordio di Paolucci si dimostra una lettura perfetta sotto diversi punti di vista: un incipit ipnotico cattura immediatamente il lettore e lo accompagna attraverso un’indagine dall’apparenza ovvia fino all’inaspettata rivelazione finale che risolve il mistero e che, svelato l’arcano, lascia il lettore a bocca aperta.
Trama, ambientazione e personaggi centrali.
“Un casinò galleggiante sulle acque del Tevere, quattro persone, un piano segreto e il cadavere di un croupier. Partono da qui le indagini del capitano dei carabinieri Filippo Bellodì, ma è solo lo scorcio di un enigma che coinvolge altri crimini, altre famiglie e altre storie di vita. Bellodì, insieme al maggiore della scientifica Vittoria Martini e all'avvocato Andrea Lollio, si farà strada in questo giallo nebbioso, dovendo affrontare oltre ai pericoli del caso anche il passato travagliato della sua famiglia”.
"L’inchiesta del croupier" prende avvio in medias res: da una lettera pubblicata sul quotidiano Il Messaggero, nella quale Giovanni Passo – che si scoprirà presto non essere il reale autore della lettera – allude a strane anomalie attorno al tavolo da poker numero 2 dell’unico grande casinò di Roma. Un casinò costruito dall’oggi al domani, quando la giunta comunale dell’epoca “decise di regalare ai cittadini un casinò per risollevare le proprie sorti politiche; un nuovo posto, elegante e raffinato, per consentire a tutti di esercitare la propria passione dei giochi”.
L’ambientazione, scelta con grande cura e originalità, è un grosso barcone a quattro piani, ormeggiato sul Tevere, vicino a Ponte Milvio, costruito “seguendo l’esempio dei battelli fluviali del Mississippi”. Come per il barcone-casinò, tutti i luoghi rappresentati per la costruzione di “L’inchiesta del croupier” sono raccontati minuziosamente: ma attenzione, non si pensi che in questi passaggi si ritroveranno momenti in cui l’elemento descrittivo sopprime l’azione, poiché l’azione, nell’opera di Paolucci, è sempre viva, pronta a trasformarsi in altro, a dare esiti inaspettati e a far vacillare tutti gli indizi raccolti.
Il romanzo di Marco Paolucci è un mix di mistero e azione: un romanzo in cui a ogni riga succede qualcosa che il lettore quasi si aspetta.
A seguire le indagini è un protagonista a tutto tondo, dinamico, la cui caratterizzazione evolve con il procedere della storia, e che si presta anche alla funzione di narratore interno. Se da una parte, infatti, Filippo Bellodì è il capitano dei carabinieri incaricato a portare avanti le indagini e fornisce al lettore la propria visione soggettiva della storia, dall’altra, grazie all’empatia che si stabilisce subito tra personaggi e lettore, durante la lettura si è portati ad assecondare il protagonista e a supportare le sue tesi. Bellodì si presenta come un personaggio complesso e ben sviluppato, con una psicologia costruita per archetipi narrativi di grande impatto.
Votato alla solitudine per un passato burrascoso, con un’abbandonata dipendenza dalla nicotina che cerca di combattere suonando l'armonica secondo il suggerimento di un’antica fiamma da cui è stato lasciato, Bellodì è un uomo dedito al suo lavoro che sempre mira a fare giustizia anche sui fatti apparentemente risolti. La sua figura risulta credibile e coinvolgente grazie alla capacità di Paolucci di trasmettere l'intensità delle emozioni e dei suoi pensieri.
Attorno a lui, in un adrenalinico girotondo senza fine, si succedono le teorie e i punti di vista di una serie di personaggi secondari ma non per questo meno delineati: Andrea Lollio, fidato aiutante e collaboratore; Vittoria Martini, che sostiene le posizioni di Bellodì contro le conclusioni a cui mira il suo collega Colapietra.
Ma quando il cadavere di Fernando Gonzalez, croupier del casinò, viene ritrovato, il romanzo comincia e il lettore si trasforma in investigatore.
Grazie anche alla prima persona che narra gli eventi. Inizialmente catalogato come un delitto mosso da movente passionale e/o sessuale, il caso del croupier si rivela molto più complesso, spingendo Bellodì a mettere in discussione le ipotesi dei colleghi e dai primi referenti del casinò con cui Bellodì si interfaccia, fino a esplorare nuove piste – a costo di farlo lontano dagli occhi dei suoi colleghi.
Perché il direttore del casinò prima sostiene di non conoscere i suoi dipendenti e poi dimostra di sapere molto più dei personaggi assunti alle sue dipendenze? Che cosa nasconde dietro le sue dichiarazioni che mirano a inquadrare la fidanzata della vittima come possibile assassina?
Si fa fatica a incasellare “L’inchiesta del croupier” come un romanzo d’intrattenimento: l’opera invita i lettori e le lettrici a riflettere su questioni storiche lasciate aperte e sui risvolti contemporanei di tale silenzio.
Marco Paolucci esplora temi più ampi e profondi attraverso le riflessioni di Bellodì – al di là di quelli direttamente collegati al nucleo della storia che vengono snocciolati nel corso del romanzo.
Vengono affrontate questioni come la giustizia, la lotta alla mafia e la difesa degli ultimi nella società odierna – finanche alle posizioni e alla considerazione delle donne negli ambienti di lavoro. I temi del caporalato, quello delle ingiurie e delle conseguenze devastanti che possono avere sulla vita delle persone coinvolte ingiustamente in fatti di cronaca e giuridici – così come quello dei suicidi all'interno delle carceri –, sono particolarmente rilevanti e conferiscono al romanzo una dimensione umana e riflessiva.
Anche il vissuto personale del protagonista – che si discosta dalle tematiche principali – dà filo da torcere ai lettori: perché “L’inchiesta del croupier” è un romanzo a piani, costruito come un palazzo dove ogni minimo dettaglio contribuisce a realizzare l’opera finale.
Attraverso una trama avvincente caratterizzata da una solida struttura narrativa, personaggi memorabili e uno stile proprio della tecnica di scrittura show-don’t-tell, Paolucci ha creato un'opera che mira a far riflettere su temi importanti, a generare consapevolezze anche in chi è estraneo a queste tematiche e verità.
Leggendo le ultime pagine è lampante che a questa prima fatica letteraria seguiranno altri volumi: “L’inchiesta del croupier” è sì un romanzo auto-conclusivo, in cui il finale chiuso scioglie tutti i fili della trama senza lasciar spazio ai dubbi, consegnandosi come una bomba a mano per l’inaspettata e imprevedibile conclusione – ma siamo abbastanza sicuri che ci sia ancora tanto a cui Bellodì dovrà pensare.

