"Siamo a Sud di Roma": l'Italia entra in guerra contro l'Isis?

Le minacce al nostro paese e le reazioni dei nostri politici

pubblicato il 15/02/2015 in Attualità da Ignazio Angelo Pisanu
Condividi su:
Ignazio Angelo Pisanu

Ora l'Isis è a 350 km dalle nostre coste - "Prima ci avete visti su una collina in Siria. Oggi siamo a sud di Roma... in Libia".
Secondo quanto riportato dalla direttrice del Site intelligence group Rita Katz, lo stato islamico avrebbe lanciato un'intimidazione all'Italia. Le minacce sarebbero state pronunciate nel nuovo video sulla decapitazione di 21 egiziani coopti rapiti dai miliziani tra dicembre e gennaio.

Chiude l'ambasciata, rimpatriati gli italiani residenti - Già da qualche tempo l'ambasciata italiana in Libia ha scoraggiato visite e soggiorni nel paese, sottolineando l'alto rischio nel quale incorrerebbero i turisti. Visto il rapido degenerare della situazione con la presa della città di Sirte e l'avanzata degli jhiadisti nell'Ovest del paese, l'Italia si è mossa per garantire ai suoi cittadini che si trovano in Libia la possibilità di un rimpatrio. Il governo ha messo a disposizione una nave che è salpata sotto la scorta della Marina Militare e di un Predator dell'aeronautica. Dopo uno scalo a Malta, l'imbarcazione attraccherà nel porto di Siracusa.

Gentiloni ministro crociato - Dopo le recenti dichiarazioni del ministro Gentiloni - "l'Italia è pronta a intervenire in Libia a fianco dell'Onu" - l'emittente ufficiale dell'Isis in Iraq,  al Bayan da Mosul attacca Gentiloni considerandolo come "ministro di uno stato crociato", nemico del Califfato. Intanto il 19 febbraio in parlamento si discuterà su un sempre più probabile invio di truppe in coordinazione con le Nazioni Unite.

Il ministro Pinotti: pronti 5000 uomini - "Ne stiamo discutendo da mesi, ma ora l'intervento è urgente ... mezzi, composizione e regole d'ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione Onu" Così Roberta Pinotti, ministro della difesa del governo Renzi, a proposito della possibilità di un impegno italiano di prima linea contro gli jhiadisti. Secondo quando afferma il ministro, le tensioni latenti tenute a bada dalla personalità di Gheddafi sono esplose dopo la caduta del dittatore, dando il via a un momento di alta instabilità che culmina appunto con l'avanzata del Califfato in Nordafrica. L'Italia non può star a guardare MA - mette in chiaro il ministro - "ogni decisione e ogni passaggio sarà fatto in Parlamento. Giovedì il ministro Gentiloni fornirà informazioni e valutazioni".

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password