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1° La Scoperta di Brisighella, Bagno di Romagna e Poppi Tappa del mio giro d’Italia in moto: Alla scoperta dei borghi più belli

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Il 22 maggio sono partito di buon’ora da Albizzate (Varese) per questo tour, che mi vedrà visitare 52 tra i borghi più belli lungo tutta l’Italia. La prima sosta è stata Brisighella, in provincia di Ravenna. Voglio ringraziare Valeria Benini, Presidente della Pro Loco, per la squisita ospitalità. Non avrei potuto avere un cicerone migliore. Mi ha anche accompagnato in Municipio per apporre il timbro del Comune sul mio libro “I Borghi più Belli d’Italia 2024”. Grazie Valeria.

Le origini di Brisighella sono molto antiche. Reperti rinvenuti nella grotta “Tanaccia”, in prossimità della strada Monticino-Limisano che conduce a Riolo Terme, dimostrano la presenza di nuclei abitati risalenti al Neolitico e all’Età del Bronzo. In seguito, la valle fu occupata da popolazioni di origine celtica, come rivela la necropoli rinvenuta nella frazione di San Martino in Gattara.

Alcuni toponimi fanno riferimento a popolazioni galliche: ad esempio, “Rontana” (luogo elevato) e lo stesso ‘Brisighella’, che qualcuno collega alla radice brix (vetta, altura). Esistono però numerose altre interpretazioni, come quella che vuole il nome derivato dal veneto bressichella (briciola), cioè piccola porzione della Serenissima Repubblica posta in Romagna. Altri ancora sostengono l’origine greca, facendo riferimento a braxica (cavolo), con riferimento a un luogo adatto alla coltivazione dell’ortaggio.

Quando i Romani occuparono queste terre, vi costruirono la via Faentina (allora denominata via Antonina, da Antonino Pio, 13 d.C.), che, diramandosi dalla via Emilia, valicava l’Appennino. La strada, non più larga di una mulattiera, era percorsa dalle carovane del sale, provenienti da Cervia e dirette a Roma. Ancora oggi ne troviamo memoria nei toponimi della zona. Quartolo, per esempio, è posto al quarto miglio dall’inizio della strada, cominciando a contare da Faenza; “Rio Quinto” al quinto, così come la Pieve del Thò ovvero in ottavo, indica l’ottavo miglio, e Ponte Nono, il nono.

La nascita dell’attuale nucleo abitato è attribuita per tradizione a Maghinardo Pagani da Susinana, considerato il più grande condottiero medioevale delle Romagne. A lui oggi è intitolato il palazzo Municipale, in stile neoclassico. Nel 1290, sull’asperità dove si trova la Torre dell’orologio, Maghinardo fece erigere, in opposizione a Francesco Manfredi, signore di Faenza, una torre in grossi blocchi di gesso, ai cui piedi si andò sviluppando la Brisighella che ancor oggi possiamo vedere.

Arte, storia e architettura a Brisighella si fondono in maniera emozionante. Restare anche solo per un istante affacciati dalle balconate della Torre, della Rocca oppure del santuario del Monticino significa godere di straordinari panorami e inconsuete prospettive. E mentre da lassù lo sguardo cade sul sottostante borgo, viene spontaneo il desiderio di scoprire in dettaglio i tesori nascosti dietro quegli incantevoli scorci.

Lasciando Brisighella alla volta della seconda sosta di giornata, ho avuto una caduta dalla moto da fermo che non ha portato conseguenze alla moto ma, nella mia caduta, ho picchiato la spalla destra, ancora oggi indolenzita. Questo non mi ha impedito di proseguire il viaggio programmato verso il borgo di Bagno di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena. Il viaggio è stato piacevole e la moto, dopo la caduta, rispondeva bene alle strade degli Appennini romagnoli, molto panoramiche.

Purtroppo, qui, l’ufficio informazioni turistiche era chiuso il mercoledì pomeriggio, ma per fortuna ho trovato ospitalità nella biblioteca grazie a delle gentilissime signore che mi hanno fornito le informazioni di cui avevo bisogno.

Alcuni reperti ritrovati a Bagno di Romagna risalgono all’età neolitica, documentando la presenza dell’uomo sul territorio comunale fin dall’età del Bronzo. Le acque termali erano conosciute già ai tempi dei Romani, che qui realizzarono un vasto impianto termale, apprezzato luogo di sosta tra Roma e Ravenna. Nel II sec. d.C., i Romani dettero un nuovo assetto a Balneum con l’incremento di vasche e l’ampliamento di un edificio di culto dedicato a una Ninfa (come riportato da Marziale nel suo epigramma IX, 58, 1-4, in cui cita una sorgente nella montuosa Umbria, vicino a Sarsina).

La presenza di una pieve dedicata a Santa Maria e l’autorizzazione per fondare un monastero benedettino è documentata già dal IX sec., segnando l’importanza dei monaci camaldolesi sul territorio. In epoca feudale, il territorio fu dominato dai conti Guidi di Bagno, proprietari di numerosi borghi e castelli nell’Appennino tosco-romagnolo, che costruirono i castelli di Corzano, centro del potere militare e politico, mentre il borgo sottostante (San Piero) aveva prevalentemente funzioni di mercato.

Terminato il dominio dei Guidi, il territorio fu conquistato nel 1404 dalla Repubblica Fiorentina e divenne sede del “Capitanato di Bagno”. Punto di passaggio tra il centro Italia e la pianura padana, la zona è stata esposta a numerose incursioni. Nel 1527, le truppe lanzichenecche di Carlo V, nella calata che porterà al Sacco di Roma, distrussero la rocca di Corzano e saccheggiarono la zona. A seguito della distruzione del castello, la popolazione si trasferì a San Piero, che aumentò la sua importanza politica e amministrativa.

Territorio della Repubblica di Firenze, Bagno rimase dominio del Granducato di Toscana fino al 1860. Sotto la famiglia dei Medici, le sue terme vennero frequentate anche da uno dei figli di Lorenzo il Magnifico e dallo scultore Benvenuto Cellini. Il commercio si animò e all’attività agricola si affiancò l’artigianato, in grado di produrre rosari e bottoni in legno esportati in tutta Italia.

Nel 1923, in seguito agli spostamenti dei confini provinciali voluti da Benito Mussolini (che, per dare importanza alla sua provincia d’origine, volle annettervi le sorgenti del Tevere nel vicino comune di Verghereto), Bagno di Romagna entrò a far parte della provincia di Forlì. Nel 1943, il Comune di Bagno di Romagna si ritrovò sulla Linea Gotica, diventando sede di una lotta di liberazione riconosciuta anche con Medaglia d’Argento al Merito Civile. Il territorio vide contrapporsi i partigiani della 8ª Brigata Garibaldi ai nazisti e ai fascisti, e subì una feroce rappresaglia nell’eccidio del Carnaio, il 25 luglio 1944, quando i nazifascisti uccisero 27 civili. La liberazione avvenne il 26 settembre 1944.

Oggi Bagno di Romagna è un borgo turistico vitale e apprezzato, grazie al termalismo e alle attività all’aria aperta nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Non mi resta che affrontare l’ultimo pezzo di strada per raggiungere l’ultima meta della giornata: Poppi, in provincia di Arezzo. Questi Appennini sono una meraviglia, la moto ondeggia sinuosa tra curve e tornanti; è così piacevole che non sento stanchezza.

Decido, prima di fare la visita al borgo, di passare in albergo per depositare un po’ di bagagli, cenare e poi visitare il borgo in notturna. Dalla vista della camera si può ammirare Poppi ed il suo castello.

Nel 1195, con l’abate Rodolfo II del monastero di San Fedele, si ha la prima citazione di Poppi nella storia. L’anno dopo, Guido Bevisangue, il primo dei conti Guidi di Poppi, è nominato dall’imperatore Arrigo VI “conte di tutta la Toscana”. Grazie al progressivo rafforzamento della dinastia dei Guidi, Poppi diventa il capoluogo politico e amministrativo del Casentino, conservando tale ruolo anche sotto il dominio della Repubblica Fiorentina, iniziato nel 1440.

L'11 giugno 1289 si combatté a Campaldino, nella piana sotto Poppi, una delle più grandi battaglie campali del medioevo, alla quale partecipò anche Dante Alighieri che la immortalò nel V Canto del Purgatorio: Firenze contro Arezzo, ovvero guelfi contro ghibellini. Ventimila furono i combattenti e cinquemila i morti. Nel 1440, a causa del tradimento di Francesco Guidi, che passò con il duca di Milano, i fiorentini misero sotto assedio il castello di Poppi. La Repubblica vinse, i conti Guidi furono esiliati dal Casentino e Poppi passò sotto il diretto controllo di Firenze, seguendone le sorti – prima Repubblica, poi Signoria e infine del Granducato di Toscana – fino all’unità d’Italia nel 1860.

Nel 1498-99, Poppi fu l’epicentro degli scontri tra Firenze e la Repubblica di Venezia. Nel 1630, la popolazione fu decimata dalla peste.

La giornata termina qui. Ho percorso 450 km, di cui i primi 300 in autostrada. Vi rimando alla 2° tappa e qui sotto potrete vivere la mia esperienza con il solito video-racconto d’immagini.

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