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“Per una madre”: il nuovo romanzo di Michele Lazzerini Franceschi

Il nuovo romanzo di Michele Lazzerini Franceschi attraversa la storia e il tempo, imponendosi come testimonianza tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo potuti essere

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È stato pubblicato per la casa editrice Intrecci Edizioni il nuovo romanzo di Michele Lazzerini, “Per una madre”: un’opera che si discosta dalla produzione precedente dell’autore, in quanto ripercorre i passi e la vita di una protagonista femminile, Franca, che ha cercato di opporsi alle ingiustizie e ai soprusi della vita. 

Se infatti, tra le opere precedenti di Lazzerini, tra le tante pubblicazioni si annoverano un romanzo sperimentale (Rosso Tamigi, Cicorivolta 2011) e due romanzi noir-polizieschi (Comarmo, Amazon, 2014; Il sangue del passato, Amazon, 2022), attraverso l’ultimo romanzo dell’autore, il lettore viene dirottato verso un tempo storico ben preciso ma piuttosto dilatato – che abbraccia il periodo che va dalla guerra mondiale del 1945 fino al più vicino 1990.  

«L’importante era proseguire non fermarsi mai, fino a Roma liberata».

Ci troviamo nel pieno della Seconda guerra mondiale: l’Italia è vessata dai bombardamenti e dalle continue deportazioni volte a catturare chiunque non sia tedesco. Gli italiani, tutti, non si sentono più al sicuro nei posti in cui sono nati, cresciuti, laddove hanno speso gran parte della propria vita pensando che non sarebbero mai stati toccati dal dolore più assoluto, quello più ingiusto e opprimente: l’atrocità della guerra e la morte dei propri compagni. 

È così che il toccante incipit del romanzo presenta al lettore i cinque membri della famiglia del valoroso antifascista Ciro. Si mettono in viaggio dalla città toscana di Carrara per sfuggire alle persecuzioni naziste e raggiungere la capitale, una traversata costellata da insidie – ma anche da una certa speranza di ritrovare la pace, di non rassegnarsi al potere e al pregiudizio dei più forti, convinti che sia meglio morire per bombe alleate che per quelle nemiche. Passando per la natura incontaminata, il clima insidioso e le macerie, Lazzerini conduce i protagonisti del romanzo nella città della salvezza ma è lì che il romanzo si metterà in moto dando vita a una storia corale dove, narrativamente parlando, nessuno viene trascurato. 

Eppure, il lettore ben presto capirà che in “Per una madre” tutto ruota attorno a un personaggio singolare, Franca.

Una bambina e poi una donna valorosa, il cui seme di una rivalsa di giustizia pace viene in lei piantato quando ancora è una bambina e scappa con la sua famiglia verso un destino migliore. Franca che si pone al di là del confine tra realtà e narrazione, poiché corrisponde a una persona realmente esistita: la madre dell’autore a cui Lazzerini decide di dedicare la sua opera fin dal titolo scelto per il libro. Perciò “Per una madre” dà alla memoria un duplice valore: da una parte uno universale, la memoria storica, quella della Storia del nostro paese; dall’altra quella personale, vissuta dalla protagonista del romanzo, fatta di ricordi e incontri diretti con l’azione della Storia.  

Il tema principale della guerra muta con la liberazione dell’Italia e il ritorno in terra natìa da parte di Franca: dilaniata dal dolore e dalle atrocità a cui ha dovuto assistere, costretta a diventar grande a tutti i costi, e raggiungere la propria consapevolezza prima ancora di aver mai sentito nominare la guerra. 

L’infanzia travagliata, l’adolescenza ingiusta, dai primi approcci alla militanza civile alle lotte a sostegno delle classi più deboli, delle persone più svantaggiate, fino alla tessera del partito. Ma Franca si erge a simbolo anche della posizione – sempre e purtroppo – defilata delle donne, un’eroina femminista che non si rassegna al ruolo che le è stato assegnato fin dalla nascita per mezzo di una società ingiusta e patriarcale, il cui unico interesse è l’egoismo, portare acqua al proprio mulino. Un’eroina del passato ma animata da una viva modernità di pensiero, con cui facilmente le lettrici e i lettori del presente finiranno per empatizzare – primo merito assoluto dell’autore Lazzerini Franceschi, che nel tratteggiare i personaggi della sua storia, pur fedele alla propria storia e alle proprie radici, è in grado di dare vita a figure tanto spesse e caratterizzate che al lettore sembrerà di poter prevedere i loro futuri passi, le strade che seguiranno. 

Attraverso una struttura classica ricca di figure retoriche ed escamotage letterari che rendono la lettura ancor più interessante e aprono la via al non-detto, uno stile asciutto e un lessico che ricalca i modi di parlare e interloquire di un’Italia storica che mai ci si stancherà di rileggere, Lazzerini offre al lettore un romanzo unico, da cui sembra impossibile sottrarsi prima che l’ultima pagina sia stata voltata. Un finale che lascia sì con l’amaro in bocca ma che rinuncia a formalismi e conclusioni forzate per la veridicità e la testimonianza preziosa che la lettura custodisce nella propria essenza. Inoltre, il perfetto equilibrio tra dialoghi e parti descrittive – che raccontano fedelmente i luoghi in cui le vicende prendono vita – permette al lettore di procedere spedito nella lettura senza che l’attenzione venga mai meno, fino a ricostruire nitidamente i luoghi e i personaggi, i modi di fare e le usanze proprie di un tempo di cui, ancora oggi, paghiamo le conseguenze. 

“Per una madre” di Michele Lazzerini Franceschi è un’opera che tutti dovremmo leggere, che al di là della narrazione storica contiene più di un messaggio profondo: da una parte, come si è detto, una importante quanto attuale riflessione sulla condizione femminile, una preziosa testimonianza di una donna che ha condotto la sua vita in maniera esemplare, lungi dal farsi compromettere, sempre tesa verso una lotta contro ogni forma di ingiustizia, di diseguaglianza sociale. Dall’altra, c’è un invito attualizzante a non smettere mai di lottare, a non abbandonare le proprie cause e la parte giusta del mondo, nemmeno quando sembrano non esistere altre soluzioni. 

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