Avvistati insieme i cuccioli di Daniza in Trentino

in Abruzzo la Forestale arresta l'uccisore di un altro orso

pubblicato il 20/09/2014 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Stanno bene i due cuccioli di Daniza, l'orsa rimasta uccisa in Trentino dieci giorni fa dopo un tentativo di cattura tramite telenarcosi andato male. Durante l'erronea missione era stato narcotizzato anche uno dei due cuccioli, mentre l'altro era riuscito a scappare, per fargli indossare un radio collare e così monitorare i suoi spostamenti. I due piccoli plantigradi sono stati individuati sui versanti della Val Rendena e sono monitorati anche a vista, pur a debita distanza, per acquisire informazioni sul loro stato di salute e tutti gli elementi utili alla loro sopravvivenza, notizie che sono state richieste anche dalla Procura della Repubblica di Trento, che sta indagando sulla morte della madre Daniza. La Provincia di Trento ha annunciato di aver messo in atto una serie di “linee guida” per la gestione dei due cuccioli, basate sulla bibliografia specialistica in materia e che tali attività sono anche a confronto con altri enti nazionali, allo scopo, in futuro, di poter produrre un documento tecnico a cui potersi riferire in caso di situazioni analoghe, pur in contesti diversi. Tra le altre misure adottate per la salvaguardia dei due orsetti ci sono anche i segnali stradali luminosi, posti  in corrispondenza dei probabili attraversamenti che i due cuccioli potrebbero usare per i loro spostamenti e la convocazione, forse anche nel mese prossimo di ottobre, di un tavolo ristretto con esperti da tutta Europa per consultarsi sul caso. Nonostante gli sforzi però la Provincia Autonoma di Trento continua ad essere nell'occhio del ciclone da parte di animalisti e forze politiche, che in molti casi hanno visto il tragico episodio come uno dei motivi per togliere lo “statuto speciale” alla provincia, se non anche alla regione. Intanto in Abruzzo è stato individuato e arrestato Arturo Centofanti, ritenuto il responsabile, l'undici settembre scorso, dell'uccisione di un orso. L'uomo, 61enne operaio dell' Anas e residente a Pettorano sul Gizio (AQ) era finito nel mirino del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e  Forestale (NIPAF) del CFS e ha iniziato a collaborare con gli inquirenti rilasciando dichiarazioni spontanee assumendosi la responsabilità dell'uccisione, avvenuta secondo quanto dichiarato “in modo accidentale”. Centofanti, proprietario di un pollaio, ha dichiarato di aver subito in passato altre molestie alla sua proprietà da parte dell'orso, tra cui una in cui si era ferito alla testa, e quindi, sentendo dei rumori intorno alla casa è uscito con uno dei suoi fucili, inciampando però e facendo partire un colpo, che è risultato fatale per l'orso che si era trovato davanti. Una versione che stride però con quanto rilevato dall'esame autoptico sull'animale, che è stato colpito con cartucce a pallettoni ben sei volte, tra cui molte alle spalle. I Forestali hanno rinvenuto in casa dell'uomo il fucile e lo stesso tipo di cartucce usate contro l'orso, che insieme ad altri cinque fucili a canna liscia e due a canna rigata sono stati posti sotto sequestro. Adesso il 61enne rischia da 4 mesi a due anni di reclusione, secondo la sezione del codice penale riservata all'uccisione di animali mentre plauso è arrivato dal Capo del Corpo Forestale dello Stato Cesare Patrone, che ha informato i Ministri Martina delle Politiche Forestali e Galletti dell'Ambiente e che si è complimentato con gli uomini del Comando Provinciale CFS dell'Aquila che hanno individuato, per la prima volta in Italia il responsabile della morte di un orso e per la professionalità nell'indagine, chiusa in tempi brevissimi. 

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