È uscito in libreria il romanzo d’esordio dello scrittore livornese Nicolò Pedreschi, “Purpureus Terrae”, pubblicato grazie alla mediazione delle romane Edizioni Albatros. Un romanzo che si colloca a metà tra due generi: quello fantascientifico e quello thriller, ma che fa presto a essere catalogato come un’opera distopica. Genere sempre più in affermazione che raccoglie attorno a sé schiere di lettori, la narrativa distopica evoca una società che si basa pressoché sulle stesse regole di quella reale, portandole al suo estremo, fino alla rappresentazione di una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista.
Indesiderabile è il nuovo assetto globale che lo scrittore narra nel suo “Purpureus Terrae”, una società suddivisa in due fazioni opposte e contraddistinte da una fortissima disuguaglianza, quella dei Civis e quella degli Exterus, dove i primi sfruttano e sottomettono i secondi per una divisione del tutto arbitraria tra ricchi e poveri, divisione acuita maggiormente dal Consolatus – un’organizzazione di polizia agguerrita, che risponde agli ordini e alle regole del Consiglio Solare, l’organo che governa tutto il sistema.
“La WSCO è una grande promotrice dell’uguaglianza tra civis ed exterus, posizione che l’ha portata a perdere notevole simpatia da parte dei pianeti Della lega di Belt, noti per aver invece rinforzato il divario. Alcuni decenni fa un professore di uni- versità venusiano, un certo Richard Moya, scrisse un trattato che denunciava l’insensatezza della divisione tra civis ed exterus, definendo un abominio questa imposizione sociale, in quanto gli uomini nascono tutti uguali e con eguali diritti. Il testo era molto complesso e circolò per tutto il Rationis Solarprima di essere censurato”.
Il Pianeta Terra, nel frattempo, attraversa una nuova fase: dopo una catastrofe nucleare la Terra è stata abbandonata per trecento anni, e a causa dell’aumento delle temperature e dell’innalzamento degli oceani gli antichi continenti hanno riorganizzato il proprio assetto: dagli Stati Uniti ormai divenuti un complesso di isolette, alla glaciazione dell’Asia del Nord.
All’interno di un’ambientazione studiata nei minimi dettagli, ciò che incuriosisce il lettore e lo guida nella lettura del testo, oltre alla necessità e al desiderio di scoprire le regole e l’assetto del mondo distopico pensato da Pedreschi è il fatto di sangue che fin dall’incipit si rivela al lettore. Ragioni misteriose sono collegate al ritrovamento del cadavere di Deng Peric, il portavoce ufficiale del presidente del WSCO, e quando dal computer di Peric salta fuori il nome di un progetto misterioso, il progetto 116D1 di cui nessuno pare essere a conoscenza, nessuna ipotesi tende a dichiarare il fatto avvenuto accidentalmente. Perché nulla di come appare è effettivamente come sembra.
Il romanzo, raccontato dal personaggio del console William Lion Hellmann in prima persona, procede nella presentazione del nuovo mondo marziano – in cui si rintracciano numerose delle ipotesi e delle preoccupazioni che le generazioni attuali rivolgono al futuro. È come se il lettore si trovasse così dinnanzi a una seconda nascita e dovesse imparare a muovere i primi passi, catapultato in un’epoca molto distante dagli anni che vive, ma in molti aspetti simile a quella di cui ha esperienza, soprattutto per quanto riguarda i lati negativi.
Eppure, in questo scenario apocalittico, la forza di Lion è ammirevole: non si sottrae, non cerca scusanti né si rifiuta di adeguarsi a un mondo fatto di regole impensabili ma necessarie (come noi un po’ pecchiamo nel nostro agire) e, lasciando ai lettori la possibilità di scoprirlo da sé, forse, troverà nuove soluzioni per far funzionare un mondo costruito sul divario tra forti e deboli e sullo sfruttamento dei secondi a vantaggio dei primi.
Nicolò Pedreschi ci regala un’opera magnetica che, sia gli amanti del genere distopico, sia chi non l’ha mai affrontato non potrà che trovare godibile e ricavarne i propri messaggi. Poiché se la storia di Pedreschi è una storia di grande intrattenimento, non si può che rilevare alcuni messaggi fondamentali, come la necessità di superare le distinzioni sociali e culturali.

