È stata respinta in tribunale la richiesta di prolungare gli arresti domiciliari per il segretario del movimento pacifista ucraino Vadimovich Sheliazhenko. Secondo i giudici non esisterebbero prove concrete di attività anti ucraine e filo russe di Sheliazhenko. La notizia è stata pubblicata in Italia dall’associazione PeaceLink che l’estate scorsa è stata tra i promotori della mobilitazione per la liberazione dell’attivista ucraino.
« La decisione del tribunale di respingere la richiesta della pubblica accusa è un passo importante nella giusta direzione per la protezione dei diritti umani e delle opinioni politiche pacifiche in Ucraina» hanno sottolineato gli attivisti dell’associazione. Una vittoria importante ma temporanea perché, aggiunge PeaceLink, le indagini e le persecuzioni contro Sheliazhenko non sono state interrotte.
Un appello per la fine della persecuzione contro il pacifista ucraino era stato lanciato ad agosto dal presidente dell’associazione PeaceLink Alessandro Marescotti, dal missionario comboniano Alex Zanotelli (da decenni voce del Sud del mondo in Italia e per la nonviolenza e la solidarietà internazionale, per tanti anni vissuto accanto ai più poveri in una baraccopoli di Nairobi), dal presidente nazionale di Pax Christi Mons. Giovanni Ricchiuti e tantissimi altri esponenti della società civile italiana. La colpa di Sheliazhenko secondo le autorità ucraine è quella di essersi espresso contro la guerra scrivendo il testo “Agenda per la Pace” che fu inviato anche al presidente ucraino Zelensky. Un testo in cui, ha sottolineato Marescotti, non c’è «nulla di illegale ai sensi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948) e della Carta di Nizza (2000)» e ai sensi della Costituzione italiana, in base alla quale l’associazione PeaceLink ha chiesto l’intervento a difesa dei diritti umani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Yurii Sheliazhenko è un pacifista gandhiano. Ed è un ricercatore universitario. Da un anno era spiato dai servizi segreti ucraini e veniva considerato un pericolo per la sicurezza nazionale per via delle opinioni pacifiste che condivideva pubblicamente in tutto il mondo tramite social network e videoconferenze – sottolineò l’estate scorsa il Alessandro Marescotti - PeaceLink ne condivideva le prese di posizione traducendo i suoi articoli in italiano. Yurii Sheliazhenko era ed è apprezzato in tutto il mondo per il suo coraggio, la sua cultura e la sua coerenza».

