2 luglio 1993: “la battaglia del pastificio” a Mogadiscio

Oggi l'inaugurazione del monumento ai caduti

pubblicato il 02/07/2014 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino
Il capitano Ratti ordina di sgombrare due parà feriti sfondando le barricate con un'autoblindo

2 luglio 1993, Mogadiscio. Alle prime luci dell'alba prende il via l'operazione “Canguro 11” da parte delle truppe italiane, impegnate in Somalia nell'ambito della missione“Unosom II”.

L'operazione del comando “Italfor”consisteva in un rastrellamento effettuato da due colonne meccanizzate (“alpha” e “bravo”) nel quartiere Haliwaa, intorno al posto di blocco “pasta” (così chiamato per la vicinanza ad un pastificio ) alla ricerca di armi, anche se è stato poi ipotizzato come principale obiettivo dell'operazione la cattura di Mohammed Farrah Aidid, comandante dell'Alleanza Nazionale Somala e uno dei principali “signori della guerra” a Mogadiscio.

All'operazione prendono parte i paracadutisti della Brigata Folgore, i carri della Brigata Ariete e dei Lancieri di Montebello insieme agli elicotteri dell'Aviazione Leggera Esercito. Il rastrellamento fa scoprire agli italiani alcuni  nascondigli di armi, ed è quasi alla fine quando, verso le 9,30, la popolazione del quartiere incomincia a riversarsi in strada, aizzata da miliziani somali che si fanno scudo della gente, riversando una fitta sassaiola contro i blindati che stanno percorrendo la via Imperiale per il rientro alla base. In pochissimo tempo vengono alzate delle barricate davanti ai cingolati italiani, che sono fatti oggetto di fucilate e colpi di razzi anticarro. Alcuni parà cercano di individuare i cecchini e sganciarsi, durante questa azione muore il sergente maggiore Stefano Paolicchi.

Parte della colonna “alpha” torna indietro per prestare soccorso ai propri commilitoni ma rimane colpita a sua volta da un micidiale fuoco di sbarramento. Un veicolo cingolato con a bordo il plotone del maresciallo Monti viene colpito da un razzo, il cui dardo si insinua nella blindatura e colpisce il maresciallo all'addome, il parà Zaniolo ad una mano e il parà Baccaro alla gamba sinistra, tranciandogliela e facendolo morire poco dopo dissanguato.  In questi momenti si distinguono il capitano paracadutista Ratti, che carica due feriti sopra un'autoblindo obbligandola a speronare le barricate per portarli in salvo e il tenente Millevoi della cavalleria, che per fornire fuoco di copertura con la mitragliatrice della propria blindo viene colpito a morte.

Nello stesso frangente l'allora tenente dei parà Gianfranco Paglia, che seguiva con un cingolato il mezzo di Millevoi, viene ferito da tre proiettili perdendo l'uso delle gambe, mentre proteggeva a sua volta gli uomini di un altro blindato. La “battaglia del pastificio” verrà risolta con l'intervento pesante dei carri armati dell' Ariete e degli elicotteri “mangusta” che consentiranno lo sganciamento delle truppe italiane ancora coinvolte, intorno alle 17,30. La “Canguro 11” si chiude con il bilancio di 3 morti e 36 feriti da parte italiana e con oltre 60 morti e 100 feriti da parte somala.

Un'operazione che, con due caduti tra i militari di leva, aprirà il dibattito in Italia per la fine del servizio militare obbligatorio e che oggi è stata commemorata, alla presenza del Colonnello Gianfranco Paglia, con l'inagurazione del monumento ai caduti, donato dall'Ass.ne Paracadutisti d'Italia della Lombardia, nella caserma di Solbiate Olona (VA). “Oggi è una giornata importante – afferma Paglia – in cui abbiamo ricordato i nostri morti e siamo stati vicini a quelle persone eccezionali che sono i loro familiari, che meritano sempre rispetto e apprezzamento per la fierezza con cui vivono il sacrificio dei loro cari”.

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